Chirurgia estetica del viso

Lifting del viso: il ringiovanimento del volto spiegato per intero

Il lifting del viso, o ritidectomia, è l'intervento di chirurgia estetica che consiste nel riposizionamento dei tessuti profondi del terzo medio e inferiore del volto e del collo, scivolati verso il basso per effetto del tempo e della gravità; contrariamente a un luogo comune duro a morire, non "tira la pelle", ma riporta i volumi dove si trovavano dieci o quindici anni prima. Questa pagina descrive l'intervento così come viene spiegato in visita: anatomia del piano SMAS, tecniche a confronto, decorso, complicanze con le relative percentuali, senza tacere ciò che un lifting non può davvero fare.

Durata2–4 ore
AnestesiaGenerale o sedazione
Degenza1 notte
Medicazione48 ore
Vita sociale2–3 settimane
Costo8.000–14.000 €

01In cosa consiste il lifting del viso

Il lifting del viso è un intervento di chirurgia estetica che consiste nel riposizionamento dei tessuti profondi del terzo medio e inferiore del volto e del collo, allo scopo di restituire alla linea mandibolare la sua definizione, di correggere il cedimento delle guance e di ridefinire l’angolo tra mento e collo (angolo cervico-mentoniero). Il nome tecnico, ritidectomia, deriva dal greco e significa letteralmente “rimozione delle rughe”, un nome per la verità fuorviante, poiché il lifting moderno non nasce per cancellare le rughe di superficie, ma per correggere la discesa dei volumi.

Va infatti chiarito subito il punto più importante: l’invecchiamento del volto non è, in prima battuta, un problema di pelle in eccesso, ma di strutture profonde (grasso, muscoli e fasce) che con il tempo scivolano verso il basso, “svuotando” la parte alta del viso e appesantendo quella bassa. Un lifting ben eseguito non tira la pelle: riposiziona i volumi scivolati e ridistribuisce la pelle, senza tensione, sopra un’impalcatura riportata al suo posto; è questa differenza a distinguere il volto “stirato”, riconoscibile a colpo d’occhio, da un volto semplicemente più riposato.

02L'anatomia che conta: lo SMAS

Per capire il lifting moderno occorre conoscere una struttura anatomica dal nome ostico: lo SMAS, acronimo anglosassone di Superficial Musculo-Aponeurotic System, in italiano sistema muscolo-aponeurotico superficiale. Si tratta di uno strato continuo di tessuto fibro-muscolare, spesso pochi millimetri, che si trova subito sotto il grasso sottocutaneo e avvolge il volto come una guaina: in alto si continua con il muscolo frontale, in basso con il platisma, il muscolo sottile che riveste il collo. È lo SMAS, non la pelle, a sostenere i volumi del viso; ed è lo SMAS che, cedendo, produce le “guanciotte” che rompono la linea mandibolare e i cordoni verticali del collo.

Da questa considerazione anatomica discende una conseguenza pratica di non poco conto: i lifting che agiscono soltanto sulla pelle (molto diffusi fino agli anni Settanta e non del tutto scomparsi) sono destinati a deludere. La pelle è un tessuto elastico, non una struttura di sostegno: messa in tensione per trattenere volumi che continuano a pesare verso il basso, si rilassa nel giro di 1-2 anni e, nel frattempo, conferisce al volto quell’aspetto “stirato” e innaturale che rappresenta il fallimento estetico per eccellenza. Il lavoro sul piano SMAS, al contrario, trasferisce la trazione su una struttura fibrosa robusta, permettendo alla pelle di essere semplicemente riappoggiata, senza tensione.

C’è però un rovescio della medaglia, ed è doveroso dichiararlo: subito al di sotto dello SMAS decorrono i rami del nervo facciale, il nervo che comanda tutti i muscoli mimici del volto. Lavorare sul piano SMAS significa lavorare a pochi millimetri da queste strutture, e la conoscenza precisa dei loro piani di scorrimento è la vera discriminante di sicurezza dell’intervento. È qui che la formazione del dott. Valente in chirurgia maxillo-facciale (una specialità che del nervo facciale e dei piani profondi del volto fa il proprio terreno operatorio quotidiano) diventa centrale: non un titolo sulla carta intestata, ma migliaia di ore trascorse a dissecare e rispettare esattamente le strutture che nel lifting vanno protette.

03Quando è indicato

Il lifting del viso trova indicazione quando il cedimento dei tessuti profondi è ormai strutturale e produce segni riconoscibili:

  • il cedimento del terzo inferiore del volto, con la comparsa delle cosiddette jowls — le “guanciotte” che scivolano sotto il bordo della mandibola e rompono la continuità della linea mandibolare, trasformando l’ovale in una linea ondulata;
  • le bande platismatiche del collo, cioè i due cordoni verticali che compaiono sotto il mento quando il muscolo platisma si separa lungo la linea mediana, e l’accumulo di tessuto che smussa l’angolo cervico-mentoniero;
  • l’approfondimento dei solchi naso-genieni, le pieghe che scendono dalle ali del naso agli angoli della bocca, accentuate dalla discesa del grasso malare (della guancia).

L’età tipica di chi si sottopone a questo intervento è compresa tra i 45 e i 70 anni, quando il cedimento è già evidente ma la qualità dei tessuti consente ancora un risultato duraturo; esistono naturalmente eccezioni in entrambe le direzioni, da valutare caso per caso.

Parimenti importante è dire quando il lifting non è indicato. Se il problema è una perdita di volume senza vero cedimento, o rughe di espressione, o un iniziale rilassamento cutaneo in una quarantenne, la risposta corretta non è la chirurgia ma la medicina estetica — filler, tossina botulinica, biostimolazione — che costa meno, non comporta convalescenza e, in quella fase, dà risultati più appropriati. Proporre un lifting a chi non ne ha bisogno è un errore di indicazione prima ancora che un eccesso commerciale.

04Sei un buon candidato al lifting?

Il lifting riposiziona i tessuti scesi: non cambia la qualità della pelle e non restituisce i volumi perduti. Riconoscere quale dei tre problemi è il suo è il primo lavoro della visita — e in una parte dei casi la risposta non è il lifting.

L’indicazione esiste quando

  • esiste una lassità reale dei tessuti profondi: l’ovale ha perso definizione, il solco della mandibola è interrotto, il collo ha perso l’angolo;
  • si è indicativamente tra i 45 e i 70 anni, la fascia in cui il rapporto tra beneficio e recupero è più favorevole;
  • la qualità della pelle è discreta: una cute molto danneggiata dal sole richiede un trattamento aggiuntivo della superficie;
  • si è in buono stato di salute e compatibili con l’anestesia;
  • si è disposti a smettere di fumare per almeno quattro settimane prima e dopo: il fumo è il principale fattore di rischio per la sofferenza del lembo cutaneo;
  • si accetta un recupero di due o tre settimane prima di tornare pienamente in società.

Il trattamento va rimandato o sconsigliato quando

  • il problema reale è la perdita di volume e non la discesa: in quel caso la risposta è il ripristino dei volumi, non la trazione;
  • il problema reale è la qualità della superficie cutanea — rughe sottili, discromie: si trattano con laser e peeling, non con il bisturi;
  • si continua a fumare: il rischio di necrosi cutanea aumenta in modo non accettabile;
  • sono presenti ipertensione non controllata o alterazioni della coagulazione, che moltiplicano il rischio di ematoma;
  • si desidera un cambiamento visibile e immediato senza alcun tempo di recupero;
  • ci si aspetta di fermare l’invecchiamento: il lifting riporta indietro l’orologio, non lo blocca.

Quando l’esame mostra che il problema è volumetrico e non gravitazionale, un lifting eseguito comunque produce il risultato che i pazienti temono di più: un volto tirato ma non ringiovanito.

05Le tecniche: mini-lifting, SMAS-plicatura, deep plane

Le tecniche di lifting oggi codificate si differenziano per come trattano lo SMAS, e ognuna ha vantaggi e svantaggi ben precisi; su quale sia “la migliore” i chirurghi rimangono divisi in autentiche scuole di pensiero, ed è corretto presentarle tutte:

  • mini-lifting (MACS lift): acronimo di Minimal Access Cranial Suspension, prevede un’incisione corta, limitata alla regione davanti all’orecchio, e la sospensione dello SMAS verso l’alto mediante borse di sutura, senza scollamenti estesi. Se il principale vantaggio risiede nell’invasività ridotta — 2-2,5 ore di intervento, decorso più rapido, cicatrice più breve — dall’altro il principale svantaggio è rappresentato dai limiti dell’indicazione: corregge bene i cedimenti lievi e moderati del terzo inferiore, ma poco o nulla può sul collo, e il risultato dura generalmente meno;
  • SMAS-plicatura (o SMAS-ectomia): lo SMAS viene ripiegato su se stesso e fissato con suture (plicatura), oppure asportato in una losanga e riaccostato (SMAS-ectomia), senza scollarlo dai piani profondi. È la tecnica intermedia: efficace sul terzo inferiore e sul collo, con un profilo di rischio contenuto per il nervo facciale, che rimane protetto sotto lo SMAS non scollato; per contro, la trazione agisce sul bordo della struttura e non sul suo insieme, con un potere di riposizionamento del terzo medio (la regione degli zigomi) più limitato;
  • deep plane lifting: il termine deriva dall’inglese e significa letteralmente “piano profondo”: lo SMAS viene scollato e riposizionato in blocco insieme alla pelle, liberando i legamenti che ancorano i tessuti scivolati. È la tecnica con il maggior potere di riposizionamento, particolarmente sul terzo medio e sui solchi naso-genieni, e con la durata potenzialmente più lunga; è anche, va detto con chiarezza, quella che lavora più vicino ai rami del nervo facciale e che richiede la conoscenza anatomica più rigorosa e i tempi operatori più lunghi (3,5-4 ore).
La posizione del dott. Valente

Il dott. Valente non appartiene al partito di un’unica tecnica: a suo parere, è la tecnica che deve adattarsi al grado di cedimento della paziente, non viceversa. Un cedimento moderato trova risposta adeguata in un MACS o in una plicatura ben condotta; un cedimento importante del terzo medio e del collo richiede un lavoro più esteso sul piano profondo, associato al trattamento del platisma. Scegliere la tecnica prima di aver esaminato il volto — perché è quella “di scuola” o quella di moda — significa invertire l’ordine logico dell’atto chirurgico.

06Gli interventi complementari

Il lifting corregge il cedimento; non corregge tutto il resto, e va detto con onestà. Per questo, in una quota rilevante di casi, viene associato — nella stessa seduta o in tempi separati — ad altri gesti chirurgici o medici:

  • la blefaroplastica: il lifting non agisce sulle palpebre, e un volto ridefinito nell’ovale ma con palpebre pesanti ed eccesso cutaneo perioculare produce un risultato incoerente; l’associazione delle due procedure è tra le più frequenti e razionali;
  • il lipofilling: l’innesto di grasso autologo (prelevato dalla paziente stessa, purificato e reiniettato) serve a “ristoffare” i tessuti svuotati — zigomi, tempie, regione periorale — poiché il lifting riposiziona i volumi residui ma non ricrea quelli perduti;
  • la tossina botulinica e i trattamenti di qualità cutanea: il lifting non migliora la grana della pelle, le macchie, l’elastosi solare né le rughe mimiche della fronte e del contorno occhi, che restano appannaggio della medicina estetica.

La formula che il dott. Valente usa in visita è semplice: il lifting sposta ciò che è sceso, il lipofilling restituisce ciò che si è svuotato, la medicina estetica cura la superficie. Confondere i tre livelli è la premessa di ogni aspettativa delusa.

07La visita

La visita per il lifting dura 45-60 minuti e segue un metodo codificato: il volto viene analizzato per terzi (superiore, medio e inferiore) valutando per ciascuno la posizione dei volumi, la profondità dei solchi, la continuità della linea mandibolare e lo stato del collo. Segue la valutazione della qualità cutanea (spessore, elasticità, fotodanneggiamento) che condiziona sia la scelta della tecnica sia la durata attesa del risultato, e, non ultima, la valutazione delle aspettative: chi chiede di “tornare com’era a trent’anni” o porta la fotografia di un altro volto non ha un’indicazione chirurgica, ha un’aspettativa da ridiscutere.

Un punto sul quale il dott. Valente è inflessibile è il fumo. La nicotina produce vasocostrizione, cioè la chiusura dei piccoli vasi che nutrono i lembi cutanei scollati durante il lifting, ed è il principale fattore di rischio per la necrosi dei lembi (la sofferenza fino alla morte di una porzione di pelle, che esita in cicatrici visibili): nei fumatori questo rischio risulta dalla letteratura fino a 12 volte superiore. La sospensione completa del fumo — sigaretta elettronica e cerotti alla nicotina compresi — è pertanto obbligatoria da 4 settimane prima a 2 settimane dopo l’intervento, e non è una raccomandazione negoziabile: è una condizione per operare.

08L'intervento

Il lifting del viso viene eseguito in anestesia generale o in sedazione profonda con anestesia locale, in struttura accreditata e con anestesista dedicato; la scelta tra i due regimi dipende dall’estensione dell’intervento e dai gesti associati. La durata varia da 2 ore per un mini-lifting a 4 ore per un lifting completo di volto e collo, ed è prevista una notte di degenza: le prime ore sono quelle in cui un eventuale ematoma va riconosciuto e trattato subito, e la sorveglianza notturna è una misura di sicurezza a cui il dott. Valente non rinuncia.

Le incisioni seguono un disegno studiato per essere invisibili: partono lungo l’attaccatura dei capelli in regione temporale, scendono nella piega davanti all’orecchio (incisione pre-auricolare), contornano il lobo e risalgono dietro l’orecchio (incisione retro-auricolare) verso la nuca. Dopo il lavoro sul piano SMAS secondo la tecnica scelta, la pelle viene ridistribuita senza tensione e l’eccesso rimosso con parsimonia; la chiusura avviene con suture intradermiche nelle porzioni visibili — evitando alla paziente il disagio della rimozione di punti esterni davanti all’orecchio — e con punti o clips metalliche nelle porzioni nascoste dai capelli.

09Il decorso post-operatorio

Il decorso del lifting è più lungo di quanto molte pazienti immaginino, ed è corretto descriverlo senza edulcorarlo; il dolore, in compenso, è modesto — prevale un senso di tensione e di intorpidimento delle guance — e ben controllato dagli analgesici comuni:

  1. prime 48 ore: medicazione elastica contenitiva attorno a volto e collo, riposo con testa sollevata, impacchi freddi; la medicazione viene rimossa al secondo giorno e sostituita da una fascia più leggera da portare di notte;
  2. 2-3 settimane: è il tempo di riassorbimento delle ecchimosi (i lividi) e della gran parte dell’edema (il gonfiore), che scendono progressivamente dal volto verso il collo; è anche, realisticamente, il tempo necessario per tornare al lavoro e alla vita sociale senza che l’intervento sia evidente;
  3. 7-12 giorni: rimozione dei punti e delle clips nelle sedi nascoste, in due tempi successivi;
  4. 4-6 settimane: ripresa graduale dell’attività sportiva, evitando nelle prime settimane gli sforzi che aumentano la pressione al capo;
  5. 3-6 mesi: assestamento del risultato, con risoluzione dell’edema residuo e recupero progressivo della sensibilità delle guance e della regione attorno alle orecchie, che nelle prime settimane è fisiologicamente ridotta.

I controlli seguono un protocollo codificato e sono compresi nel preventivo, parimenti alle medicazioni; in caso di dubbio o necessità la paziente è invitata a contattare il chirurgo anche al di fuori dei controlli standardizzati.

10I tempi di recupero, giorno per giorno

Il lifting ha il decorso più lungo tra gli interventi estetici del volto: è la ragione per cui va programmato in un periodo in cui si può stare tranquilli, non a ridosso di un impegno.

Giorno 1
Una notte di degenza con medicazione compressiva. Il controllo del dolore è semplice; la sensazione prevalente è di tensione e di torpore cutaneo.

48 ore
Rimozione della medicazione e primo controllo. È il momento in cui si escludono le raccolte ematiche, la complicanza più frequente e la più tempestivamente risolvibile.

Giorni 3–5
Picco del gonfiore e delle ecchimosi, che tendono a scendere verso il collo per gravità.

7–10 giorni
Rimozione delle suture in più tempi. Le cicatrici sono nascoste tra i capelli e nella piega davanti all’orecchio.

2–3 settimane
Ripresa della vita sociale. Il gonfiore residuo è percepito soprattutto da chi si guarda allo specchio ogni giorno.

4 settimane
Rientro all’attività sportiva leggera; tinture e trattamenti aggressivi sui capelli restano sospesi ancora qualche settimana.

2–3 mesi
Scomparsa del torpore cutaneo davanti all’orecchio, che è normale e transitorio, e maturazione iniziale delle cicatrici.

6–12 mesi
Risultato definitivo e cicatrici mature. È a questa distanza che si valuta l’esito reale dell’intervento.

11Rischi e complicanze: i numeri reali

Ogni intervento chirurgico comporta dei rischi, e il lifting del viso non fa eccezione; ometterli non renderebbe l’intervento più sicuro, renderebbe soltanto la paziente meno preparata. Per ogni complicanza è giusto spiegare il meccanismo, la frequenza reale e la soluzione.

  • ematoma (accumulo di sangue sotto i lembi scollati): è la complicanza più frequente del lifting, stimata tra l’1% e il 3% dei casi, con una frequenza sensibilmente più alta negli uomini (fino al 7-8%), la cui pelle è più vascolarizzata per la presenza dei follicoli della barba. Si manifesta quasi sempre nelle prime 12-24 ore (è la ragione della notte di degenza), con gonfiore asimmetrico e dolore ingravescente; gli ematomi significativi richiedono l’evacuazione tempestiva in sala operatoria e, trattati per tempo, non compromettono il risultato finale;
  • lesione di un ramo del nervo facciale: è la complicanza più temuta, e merita di essere spiegata con calma. Nella grande maggioranza dei casi si tratta di una neuroaprassia, cioè di uno “stordimento” temporaneo del nervo da stiramento o dall’anestetico locale, che produce una debolezza di un settore del volto (tipicamente l’angolo della bocca o il sopracciglio) e si risolve spontaneamente tra qualche settimana e 6 mesi. Le lesioni permanenti, nelle casistiche dei chirurghi esperti, riguardano meno dell’1% dei casi; la prevenzione coincide con la conoscenza anatomica dei piani di scorrimento del nervo, che è esattamente il terreno della formazione maxillo-facciale;
  • necrosi marginale dei lembi (sofferenza della pelle scollata, tipicamente dietro l’orecchio, fino alla perdita di una piccola area cutanea): rara nei non fumatori, diventa fino a 12 volte più frequente nei fumatori (è il motivo dell’obbligo di sospensione del fumo) ed esita in cicatrici più larghe che possono richiedere una revisione a distanza di mesi;
  • cicatrici ipertrofiche (cicatrici arrossate e rilevate): possono comparire soprattutto nella regione retro-auricolare, dove la tensione è maggiore; si trattano in prima battuta con medicazioni al silicone e infiltrazioni, riservando la revisione chirurgica ai casi che non rispondono;
  • alopecia temporale marginale (diradamento dei capelli lungo le incisioni nella regione delle tempie): conseguenza della tensione o del danno ai follicoli, è in gran parte prevenibile con un disegno delle incisioni che rispetti l’attaccatura; nei rari casi stabilizzati si corregge con un piccolo innesto di capelli.
Una precisazione dovuta
Le percentuali riportate provengono dalle casistiche internazionali pubblicate e valgono per interventi eseguiti in strutture accreditate da chirurghi con formazione specifica; non sono una promessa individuale, ma l’ordine di grandezza corretto entro cui ragionare. In visita il dott. Valente le ripercorre una per una, riferendole ai fattori di rischio personali della paziente — fumo, pressione arteriosa, farmaci, qualità dei tessuti.

12Quanto dura il risultato

Il risultato di un lifting condotto sul piano SMAS dura mediamente 8-12 anni, con variazioni individuali legate alla qualità cutanea di partenza, alla genetica e allo stile di vita (fumo e oscillazioni di peso in testa). La metafora che il dott. Valente usa in visita è quella dell’orologio: il lifting riporta indietro l’orologio biologico del volto di una decina d’anni, ma non lo ferma: l’invecchiamento prosegue, semplicemente dal nuovo punto di partenza. A distanza di dieci anni la paziente operata non tornerà quindi com’era prima dell’intervento: sarà invecchiata naturalmente rispetto al risultato ottenuto, conservando per sempre un vantaggio sul percorso che il suo volto avrebbe compiuto senza chirurgia. Chi promette risultati definitivi promette, semplicemente, ciò che la biologia non consente.

13Il lifting del dott. Valente

È doveroso e utile riassumere come il dott. Valente esegue questo intervento, con quali obiettivi e con quali risultati. Il suo lifting lavora sempre sul piano SMAS — mai sulla sola pelle — con estensione modulata sul grado di cedimento rilevato in visita: dalla sospensione tipo MACS nei cedimenti moderati al lavoro sul piano profondo, associato al trattamento del platisma, nei cedimenti importanti di volto e collo. I vettori di trazione sono sempre verticali-obliqui, mai orizzontali: la trazione orizzontale verso le orecchie è la firma inconfondibile del volto “tirato dal vento”, mentre l’invecchiamento avviene per discesa verticale e per discesa verticale va corretto.

Un’attenzione particolare è riservata al lobo dell’orecchio: se la pelle viene suturata in tensione attorno al lobo, questo con i mesi viene trascinato verso il basso e si deforma nel cosiddetto pixie ear, l'”orecchio da folletto” saldato alla guancia che tradisce il lifting anche a distanza di anni; il dott. Valente scarica sistematicamente ogni tensione sui piani profondi e lascia il lobo libero. L’obiettivo dichiarato, del resto, è sempre lo stesso: un volto riposato che nessuno sappia spiegare perché lo sia — non un volto diverso.

14Quanto costa un lifting del viso

Pubblicare un intervallo di prezzo è una scelta di trasparenza, non un’offerta commerciale: la normativa italiana consente l’indicazione del costo complessivo secondo criteri di veridicità, mentre vieta sconti, promozioni e formule “a partire da”. Quello che segue è quindi il costo completo, con l’indicazione di ciò che comprende — e di ciò che lo fa variare.

Costo complessivo — tutto compreso

8.000 – 14.000 €
Lifting cervico-facciale completo con trattamento dello SMAS. Il temporal lift (lifting temporale del sopracciglio), eseguito isolatamente, si colloca tra 8.000 e 12.000 €; le tecniche deep plane estese e le associazioni con altri interventi nella parte alta.

Il preventivo comprende

  • Onorario dell’equipe: chirurgo, aiuto e anestesista
  • Sala operatoria e personale di sala
  • Anestesia generale o sedazione profonda
  • Una notte di degenza in casa di cura
  • Medicazione compressiva, materiali e medicazioni successive
  • Tutti i controlli post-operatori del primo anno

Cosa fa variare l’importo

  • L’estensione della tecnica: plicatura dello SMAS, SMASectomia o deep plane
  • L’associazione del lifting del collo con trattamento delle bande platismatiche
  • L’eventuale associazione con blefaroplastica, lipofilling o laser
  • La durata prevista dell’intervento
  • Il fatto che si tratti di un primo lifting o di una revisione

Il preventivo viene consegnato in forma scritta e dettagliata al termine della visita, voce per voce: nessun importo viene aggiunto a posteriori. Un lifting associato ad altri gesti nella stessa seduta operatoria costa meno della somma dei singoli interventi, perché sala e anestesia sono condivise: è un dato che viene mostrato apertamente in preventivo.

Una raccomandazione di metodo: diffidare dei preventivi telefonici o “a pacchetto” formulati senza visita — il costo corretto di un lifting può essere definito solo dopo aver esaminato i tessuti, stabilito la tecnica adatta e concordato gli eventuali gesti associati.

15La scelta del tuo chirurgo

Il lifting del viso è, tra gli interventi di chirurgia estetica, quello in cui la differenza tra le mani conta di più: si lavora a millimetri dai rami del nervo facciale, e la qualità del risultato — naturale o “tirato”, duraturo o effimero — dipende interamente dal piano su cui il chirurgo sceglie e sa lavorare. Prima di scegliere il tuo chirurgo, verifica sempre: l’iscrizione all’ordine dei medici (consultabile pubblicamente sul portale FNOMCeO), la specializzazione e la formazione specifica sull’anatomia del volto, l’appartenenza a società scientifiche di riferimento — e diffida di chi promette risultati “garantiti”, di chi non nomina mai il nervo facciale né le complicanze e di chi ha fretta di fissare una data.

Una visita informativa non impegna a nulla: serve a capire se l’indicazione esiste, se la risposta giusta è la chirurgia o la medicina estetica, quale tecnica è adatta ai tuoi tessuti e quali aspettative sono realistiche. Tutto il resto viene dopo.

16Domande frequenti sul lifting del viso

Quanto dura l'intervento?

Da 2 ore per un mini-lifting a 4 ore per un lifting completo di volto e collo, in anestesia generale o sedazione profonda, con una notte di degenza in struttura accreditata.

Quanto dura il risultato?

Mediamente 8-12 anni per un lifting condotto sul piano SMAS. Il lifting riporta indietro l'orologio del volto ma non lo ferma: l'invecchiamento prosegue dal nuovo punto di partenza, mantenendo comunque un vantaggio permanente rispetto al volto non operato.

Rimarrò con l'aspetto "tirato"?

L'aspetto "tirato" è la conseguenza dei lifting solo cutanei o dei vettori di trazione orizzontali. Lavorando sul piano SMAS con vettori verticali-obliqui la pelle viene riappoggiata senza tensione: il risultato corretto è un volto riposato, non un volto diverso.

Le cicatrici si vedranno?

Le incisioni decorrono davanti e dietro l'orecchio, seguendo le pieghe naturali e l'attaccatura dei capelli, e vengono chiuse con suture intradermiche nelle porzioni visibili; a maturazione completa risultano molto difficili da individuare, anche con i capelli raccolti.

Dopo quanto posso tornare al lavoro?

Realisticamente in 2-3 settimane, il tempo necessario perché ecchimosi ed edema si riassorbano in misura sufficiente a non rendere evidente l'intervento; lo sport si riprende gradualmente a 4-6 settimane.

Posso fare il lifting se fumo?

Solo dopo una sospensione completa del fumo — sigaretta elettronica e nicotina in ogni forma comprese — per 4 settimane prima e 2 settimane dopo l'intervento: nei fumatori il rischio di necrosi dei lembi cutanei risulta fino a 12 volte superiore, e questa condizione non è negoziabile.

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Fonti e riferimenti — 5 riferimenti
  1. Gupta V. et al. Aesthetic Surgery Journal: analisi del database CosmetAssure sulle complicanze maggiori in chirurgia estetica. Aesthetic Surgery Journal
  2. International Society of Aesthetic Plastic Surgery. ISAPS Global Survey on Aesthetic/Cosmetic Procedures. isaps.org
  3. Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica (SICPRE). Informazioni per il paziente. sicpre.it
  4. Ishii L.E. et al. Clinical Practice Guideline: Improving Nasal Form and Function after Rhinoplasty. Otolaryngology–Head and Neck Surgery, 2017. PubMed
  5. Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri. Codice di Deontologia Medica, art. 56 — Pubblicità informativa sanitaria. fnomceo.it

I dati quantitativi riportati in questa pagina rimandano alla letteratura indicata. Il criterio di selezione delle fonti è descritto nel metodo editoriale.

Dott. Domenico Valente
Chi ha scritto e revisionato questa pagina

Dott. Domenico Valente

Medico chirurgo · Specialista in Chirurgia Maxillo-Facciale (AOU Careggi, Firenze) · Iscritto all'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Cosenza, n. 7368

Si è specializzato in chirurgia maxillo-facciale a Careggi, dove ha maturato esperienza nella traumatologia facciale e nella chirurgia ricostruttiva dei mascellari. Da quella formazione deriva l'approccio che porta nella chirurgia estetica: la conoscenza dello scheletro facciale e dei piani anatomici come condizione di precisione e di sicurezza. Riceve a Firenze, Cosenza ed Empoli.

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