01In cosa consiste la rinoplastica
La rinoplastica è un intervento di chirurgia estetica che consiste nel rimodellamento dello scheletro osteo-cartilagineo del naso (le ossa nasali in alto, le cartilagini triangolari e alari nella porzione media e inferiore) e dei tessuti molli che lo rivestono, al fine di correggerne i difetti di forma, di dimensione e di proiezione. È un intervento ben codificato, ma è nelle sue numerose sfumature che si gioca la differenza tra un naso semplicemente “operato” da un naso armonico, che nessuno riconosce come rifatto.
Rappresenta uno degli interventi di chirurgia estetica più eseguiti non solo nel mondo ma anche in Italia, dove le stime indicano circa 40.000 rinoplastiche ogni anno, con una distribuzione pressoché equivalente tra pazienti donne e uomini, una peculiarità rispetto ad altri interventi estetici. Numeri di questa portata hanno un vantaggio concreto per chi si informa: le tecniche sono codificate da oltre un secolo di letteratura, i risultati sono documentati e le complicanze note e quantificabili, condizione indispensabile per una corretta e cosciente valutazione prima di decidere.
02Quando è indicata
Le richieste che portano alla rinoplastica sono ricorrenti e ben riconoscibili; le principali sono quattro:
- il gibbo osteo-cartilagineo, comunemente chiamato “gobba”: una prominenza del dorso nasale, formata in parte da osso e in parte da cartilagine, che interrompe la linea del profilo; è di gran lunga il motivo di consultazione più frequente;
- la punta globosa o cadente: una punta larga, poco definita (“a patata”, per usare l’espressione delle pazienti stesse) oppure ruotata verso il basso, condizione che tende ad accentuarsi con il sorriso e con l’invecchiamento;
- il naso deviato, per asimmetria congenita delle strutture o come esito di una crescita disarmonica, spesso associato a una deviazione del setto e quindi a un problema respiratorio;
- gli esiti traumatici: fratture nasali consolidate in posizione scorretta, che alterano il profilo e frequentemente anche la funzione respiratoria.
Va detto che il naso occupa il centro geometrico del volto: non è possibile guardare una persona negli occhi senza vederlo, e chi convive con un naso che percepisce come sproporzionato lo sa bene, al punto che alcune pazienti riferiscono di evitare le fotografie di profilo da anni. Questo disagio, che può avere ripercussioni non trascurabili sull’autostima e sulla vita di relazione, è una motivazione legittima e seria, e come tale viene trattata in visita: la valutazione della dimensione psicologica della richiesta (e delle aspettative, che devono essere realistiche) fa parte integrante dell’indicazione all’intervento, esattamente come l’esame dei tessuti.
03Sei un buon candidato alla rinoplastica?
Non tutte le richieste di rinoplastica hanno un’indicazione, e una parte del lavoro del chirurgo consiste nel riconoscere i casi in cui l’intervento è sconsigliato, o va rimandato. Questi sono i criteri applicati in visita, prima di qualunque discorso su tecnica e preventivo.
L’indicazione esiste quando
- la crescita facciale è completata: indicativamente 16 anni per le ragazze, 18 per i ragazzi; operare prima significa intervenire su uno scheletro che cambierà ancora;
- il difetto è oggettivabile e coincide con quello che disturba la persona: gobba, punta, deviazione, esito traumatico;
- le aspettative sono realistiche: si desidera un naso proporzionato al proprio volto, non il naso di qualcun altro;
- lo stato di salute generale è buono e compatibile con l’anestesia generale;
- si è disposti a smettere di fumare nelle settimane precedenti e successive: il fumo compromette la guarigione dei tessuti;
- si accetta di aspettare fino a dodici mesi per il risultato definitivo.
L’intervento va rimandato o sconsigliato quando
- la richiesta nasce da una pressione esterna (un partner, un genitore, un ambiente di lavoro) e non da un desiderio proprio;
- il difetto lamentato è minimo o non identificabile all’esame obiettivo: è la situazione che deve far pensare al disturbo di dismorfismo corporeo, condizione in cui la chirurgia peggiora il disagio anziché risolverlo e per cui è indicato un percorso diverso;
- si attraversa un momento di forte fragilità (lutto, separazione, crisi personale): la decisione va presa a mente serena;
- esistono patologie non controllate (coagulopatie, malattie cardiovascolari o respiratorie scompensate) o terapie anticoagulanti non sospendibili;
- si è in gravidanza o allattamento;
- si pretende una garanzia sul risultato o una data ravvicinata: nessun chirurgo serio può offrire né l’una né l’altra.
Se la valutazione porta a sconsigliare l’intervento, questo viene detto con chiarezza in visita, con le ragioni: è una risposta che capita di dare, e non è un fallimento del percorso — è il percorso che funziona.
04Rinoplastica estetica e funzionale insieme
Una delle domande più frequenti che viene posta in visita è se si possano correggere nello stesso intervento la forma del naso e la difficoltà respiratoria. La risposta è sì, ed è anzi la soluzione preferibile: quando alla richiesta estetica si associano una deviazione del setto nasale (la lamina osteo-cartilaginea che divide le due fosse nasali) o un’ipertrofia dei turbinati (strutture che umidificano e riscaldano l’aria e che, quando aumentate di volume, ostruiscono il passaggio), l’intervento prende il nome di settorinoplastica e affronta entrambi i problemi in un’unica seduta operatoria, con un’unica anestesia e un unico decorso post-operatorio. Operare la forma ignorando la funzione — o viceversa — significherebbe esporre il paziente a un secondo intervento evitabile.
Su questo punto la formazione maxillo-facciale del dott. Valente ha un peso specifico: nella sua impostazione il naso non è un elemento isolato, ma una parte dello scheletro facciale, in continuità anatomica e proporzionale con il mascellare superiore, la mandibola e il mento. Nella sua esperienza una quota non trascurabile dei profili giudicati “da rinoplastica” nasconde in realtà un mento poco proiettato o una discrepanza tra i mascellari: in questi casi ridurre il naso senza valutare il terzo inferiore del volto produrrebbe un profilo ancora squilibrato, solo in direzione opposta. Per questo l’analisi del profilo viene sempre condotta sull’intero volto e, quando la discrepanza scheletrica è significativa, la discussione si estende alle opzioni della chirurgia ortognatica, che riposiziona i mascellari, o alla più semplice mentoplastica di avanzamento.
05Tecnica chiusa versus aperta
Sulle vie d’accesso alla rinoplastica i chirurghi rimangono divisi tra due scuole di pensiero, ognuna con vantaggi e svantaggi ben precisi.
La rinoplastica chiusa (o endonasale) prevede incisioni esclusivamente all’interno delle narici, senza alcuna cicatrice esterna. Se il principale vantaggio risiede nell’assenza di cicatrici visibili, nel minor scollamento dei tessuti, con edema (gonfiore) post-operatorio più contenuto e recupero più rapido, dall’altro il principale svantaggio è rappresentato dalla visibilità operatoria limitata: il chirurgo lavora “alla cieca” o quasi sulle strutture della punta, e le manovre di rimodellamento fine risultano meno controllabili.
La rinoplastica aperta (o open) aggiunge una piccola incisione di 3-4 mm sulla columella, la colonnina di pelle tra le due narici, che consente di sollevare il rivestimento cutaneo e di esporre completamente lo scheletro cartilagineo. La visione diretta permette suture di rimodellamento precise, l’inserimento di innesti cartilaginei di sostegno e un controllo simmetrico delle strutture della punta; il prezzo è una cicatrice columellare (che matura fino a rendersi pressoché invisibile in 6-12 mesi) e un edema della punta più prolungato.
Il dott. Valente non appartiene in modo dogmatico a nessuna delle due scuole: sceglie la via d’accesso in base al problema da risolvere. Preferisce la tecnica chiusa quando la correzione riguarda prevalentemente il dorso (la riduzione di un gibbo con punta già ben conformata) perché consente un recupero più rapido senza sacrificare la precisione; ricorre alla tecnica aperta quando la punta richiede un lavoro strutturale, con suture di rimodellamento o innesti cartilaginei, poiché in questi casi la visione diretta è, a suo parere, un vantaggio che vale la piccola cicatrice columellare. Guarda inoltre con interesse alle tecniche conservative (la cosiddetta preservation rhinoplasty, che abbassa il dorso preservandone le linee naturali anziché asportarlo e ricostruirlo), che applica nei casi selezionati in cui l’anatomia lo consente.
06La visita e l'analisi del volto
La visita per la rinoplastica dura 45-60 minuti e comprende l’anamnesi (con particolare attenzione a pregressi traumi, interventi nasali e qualità della respirazione), l’esame obiettivo esterno e interno delle fosse nasali, la valutazione dello spessore cutaneo (una pelle spessa e sebacea “nasconde” i dettagli del rimodellamento e allunga i tempi di sgonfiamento, ed è giusto dirlo prima) e la documentazione fotografica standardizzata nelle proiezioni frontale, laterale, oblique e basale. Su queste immagini viene condotta l’analisi del profilo: angolo naso-frontale, angolo naso-labiale, proiezione della punta, rapporto tra dorso, punta e mento.
Sulla simulazione del risultato il dott. Valente ha una posizione precisa: utilizza il morphing fotografico (la modifica al computer delle immagini del profilo) esclusivamente come strumento di dialogo, per verificare che chirurgo e paziente stiano immaginando la stessa direzione di cambiamento (un dorso più o meno dritto, una punta più o meno ruotata) e non come una promessa di risultato. Nella sua esperienza le simulazioni “spinte”, con profili perfetti che i tessuti reali non potranno riprodurre, generano aspettative irrealistiche e sono all’origine di molte delusioni post-operatorie; la pelle, le cartilagini e la cicatrizzazione individuale hanno un margine di imprevedibilità che nessun software può eliminare, ed è più onesto dichiararlo in visita che scoprirlo a sei mesi dall’intervento.
07L'intervento: anestesia, tempi e fasi
L’intervento viene eseguito in anestesia generale, in struttura accreditata e con anestesista dedicato, generalmente in regime di day-surgery o con una notte di degenza; la durata varia da 60 a 120 minuti in base alla complessità: una correzione isolata del dorso si colloca nella parte bassa dell’intervallo, una settorinoplastica con lavoro strutturale della punta in quella alta.
Le fasi operatorie seguono una sequenza codificata: attraverso le incisioni — endonasali o con l’aggiunta di quella columellare — il rivestimento cutaneo viene delicatamente separato dallo scheletro sottostante; il dorso viene quindi abbassato o regolarizzato, la punta rimodellata con suture sulle cartilagini alari ed eventuali innesti di sostegno, e il setto corretto quando necessario. Quando il dorso viene ridotto in misura significativa, si rendono necessarie le osteotomie: fratture controllate e millimetriche delle ossa nasali, eseguite con strumenti dedicati, che consentono di riavvicinare le pareti ossee e di chiudere il “tetto aperto” lasciato dalla rimozione del gibbo, restituendo al naso una piramide continua e più stretta. Il termine “fratture” può impressionare, ma si tratta di gesti pianificati al millimetro, che nulla hanno a che vedere con un trauma: sono, semmai, il contrario di un trauma, cioè la sua correzione geometrica.
La chiusura avviene con suture riassorbibili, evitando al paziente il disagio della rimozione dei punti; l’intervento si conclude con l’applicazione di uno splint (una placchetta rigida di protezione e contenzione) sul dorso nasale e, quando necessario, di tamponi morbidi endonasali.
08Il decorso post-operatorio
Il dolore dopo una rinoplastica è generalmente modesto (la sensazione prevalente è di naso chiuso e di tensione, più che di dolore vero) ed è ben controllato dagli analgesici comuni. Il decorso tipico prevede:
- prime 24-48 ore: eventuale rimozione dei tamponi nasali, che nelle tecniche moderne sono morbidi e spesso riassorbibili; in molte rinoplastiche puramente estetiche il dott. Valente non li utilizza affatto, ritenendoli superflui quando l’emostasi è meticolosa. La rimozione traumatica dei vecchi tamponi rigidi, ancora temuta da molti pazienti, appartiene al passato;
- 7 giorni: rimozione dello splint dorsale (la “doccetta”) e prima valutazione del risultato, ancora mascherato dall’edema;
- 10-14 giorni: riassorbimento delle ecchimosi (i lividi perioculari, presenti soprattutto quando vengono eseguite le osteotomie) e della quota più visibile dell’edema; è il momento in cui il naso torna “presentabile” in società;
- 7-10 giorni: rientro alle attività lavorative, salvo mansioni fisicamente impegnative;
- 4-6 settimane: ripresa graduale dell’attività sportiva, evitando per almeno 2-3 mesi gli sport di contatto; per lo stesso periodo di 4 settimane va evitato l’appoggio di occhiali pesanti sul dorso, che potrebbe deformare le ossa nasali in consolidamento — gli occhiali leggeri possono essere fissati con un cerotto alla fronte.
I controlli seguono un protocollo codificato (15 giorni, 1, 3, 6 e 12 mesi, con documentazione fotografica comparativa) e sono compresi nel preventivo, parimenti alle medicazioni; in caso di dubbio o necessità il paziente è invitato a contattare il chirurgo anche al di fuori dei controlli standardizzati.
09I tempi di recupero, giorno per giorno
È la domanda che arriva per prima in visita, spesso prima ancora di quella sul risultato: quando si torna al lavoro, quando spariscono i lividi, quando si può tornare in palestra. Questa è la cronologia tipica di una rinoplastica primaria, valida nella maggior parte dei casi ma sempre da riferire al singolo decorso.
10Il risultato: quando giudicarlo
Una precisazione dovuta, perché su questo punto nascono molte ansie evitabili: il naso che si vede alla rimozione dello splint non è il risultato. Circa l’80% dell’edema si riassorbe entro i primi 3 mesi, ed è a quella data che il profilo comincia ad assomigliare a quello definitivo; ma il gonfiore residuo della punta — dove la pelle è più spessa e il drenaggio linfatico più lento — si riassorbe con tempi molto più lunghi, e il giudizio definitivo va rimandato a 12 mesi dall’intervento. Nei pazienti con pelle spessa questo assestamento può richiedere anche qualcosa in più, ed è giusto saperlo prima, per non misurare a tre mesi ciò che va misurato a dodici.
Quanto al risultato in sé, la posizione del dott. Valente è netta: il miglior naso operato è quello che non si riconosce come tale. Un dorso rettilineo ma non scavato, una punta definita ma non pizzicata, angoli coerenti con il volto e con il sesso del paziente — un naso, in sintesi, che appare semplicemente “il naso giusto” per quel viso, senza tradire il passaggio del chirurgo. Nella sua esperienza i nasi “fotocopia”, disegnati su un modello unico e applicati a volti diversi, invecchiano male sul piano estetico e denunciano l’intervento a distanza di metri; per questo ogni pianificazione parte dal volto reale del paziente, dalle sue proporzioni e dalla sua etnia, non da un ideale astratto di naso perfetto.
11Rischi e complicanze: i numeri reali
Ogni intervento chirurgico comporta dei rischi, e la rinoplastica non fa eccezione; ometterli non renderebbe l’intervento più sicuro, renderebbe soltanto il paziente meno preparato. Le complicanze principali, con meccanismo, frequenza e soluzione, sono le seguenti:
- sanguinamento post-operatorio (epistassi): la mucosa nasale è riccamente vascolarizzata e nei primi giorni può sanguinare, soprattutto dopo sforzi o starnuti violenti; la frequenza delle epistassi clinicamente rilevanti è stimata intorno al 2-3%[2] e la gran parte si risolve con la compressione o con un tamponamento temporaneo, mentre la revisione chirurgica dell’emostasi è eccezionale;
- infezione: evento raro, stimato sotto l’1%[2], favorito dal fatto che il naso è un distretto molto vascolarizzato; si manifesta con dolore ingravescente, arrossamento e febbre, e risponde nella quasi totalità dei casi alla terapia antibiotica mirata;
- asimmetrie e irregolarità residue: piccole irregolarità del dorso palpabili o visibili, lievi asimmetrie della punta o delle narici; il meccanismo è la variabilità individuale della cicatrizzazione e del riassorbimento dell’edema, non necessariamente un errore tecnico. Le forme minori si correggono, quando il paziente lo desidera, con ritocchi limitati in anestesia locale o con piccole quantità di filler;
- difficoltà respiratorie transitorie: la sensazione di naso chiuso è pressoché costante nelle prime settimane, per l’edema della mucosa, e si risolve spontaneamente entro 4-6 settimane con l’aiuto di lavaggi nasali con soluzione salina; le ostruzioni persistenti oltre i 6 mesi sono rare e vanno rivalutate, poiché possono richiedere una correzione funzionale;
- necessità di revisione secondaria: la letteratura internazionale riporta, per la rinoplastica, un tasso di reintervento compreso tra il 5% e il 10%[1] — il più alto tra gli interventi estetici del volto, a testimonianza della sua complessità. Nella maggior parte dei casi si tratta di ritocchi limitati e non di rifacimenti completi; di questo dato è giusto che ogni paziente sia informato prima, non dopo.
La percentuale di revisione non è una lotteria uniforme: dipende dalla complessità del caso di partenza (i nasi traumatici e le revisioni di interventi altrui partono da percentuali più alte), dallo spessore cutaneo e dalla accuratezza della pianificazione. Ridurla è possibile; azzerarla, con onestà, no — e chi promette il contrario merita diffidenza.
12Rinoplastica o rinofiller
Una delle domande più frequenti degli ultimi anni è se il naso si possa correggere senza chirurgia, con il cosiddetto rinofiller (l’iniezione di acido ialuronico a livello del dorso e della punta). La risposta è sì, ma con dei limiti che vanno compresi bene: il filler può soltanto aggiungere volume, mai toglierne. Funziona quindi nei casi in cui il difetto si corregge “riempiendo”: un piccolo gibbo può essere mimetizzato riempiendo la radice del naso al di sopra e l’area al di sotto, ottenendo un profilo otticamente più dritto; una lieve depressione del dorso o un angolo naso-labiale chiuso possono essere migliorati con poche decime di millilitro. Il risultato è immediato, senza convalescenza, ma temporaneo — 9-15 mesi — e va ripetuto nel tempo.
Il rinofiller non può invece ridurre un naso grande, restringere una punta globosa, correggere una deviazione né, evidentemente, migliorare la respirazione; va inoltre ricordato che aggiungere volume a un naso già importante lo rende, per definizione, più grande, per quanto più regolare di profilo. Nella valutazione del dott. Valente il rinofiller è quindi uno strumento legittimo per difetti selezionati e contenuti, o come “anteprima” reversibile per pazienti indecisi, ma non un sostituto della rinoplastica quando il problema è di riduzione o di struttura. Un confronto dettagliato tra le due opzioni, con i criteri oggettivi di scelta, è disponibile nell’articolo dedicato Rinoplastica o rinofiller?.
13La rinoplastica del dott. Valente
È doveroso e utile riassumere come il dott. Valente esegue questo intervento, con quali obiettivi e con quali risultati. La sua rinoplastica tipo prevede: analisi fotografica completa del volto — non del solo naso — con valutazione sistematica del profilo e del rapporto naso-mento-mascellari, secondo l’impostazione maxillo-facciale della sua formazione; morphing usato come strumento di dialogo e mai come promessa; via d’accesso scelta in base al caso, chiusa per le correzioni prevalenti del dorso e aperta quando la punta richiede lavoro strutturale, con tecniche conservative nei casi che lo consentono; correzione contestuale di setto e turbinati ogni volta che esiste un problema respiratorio; osteotomie precise, suture riassorbibili, tamponi morbidi per 24-48 ore o del tutto assenti, splint per 7 giorni.
L’obiettivo dichiarato è un naso che non si riconosca come operato: proporzionato al volto, coerente con i lineamenti e con l’identità del paziente, funzionante quanto e più di prima. Nella sua esperienza è questa naturalezza — non la spettacolarità del cambiamento — ciò che determina la soddisfazione del paziente a distanza di anni.
14Quanto costa una rinoplastica
Pubblicare un intervallo di prezzo è una scelta di trasparenza, non un’offerta commerciale: la normativa italiana consente l’indicazione del costo complessivo secondo criteri di veridicità, mentre vieta sconti, promozioni e formule “a partire da”. Quello che segue è quindi il costo completo, con l’indicazione di ciò che comprende — e di ciò che lo fa variare.
5.500 – 16.000 €
Rinoplastica primaria estetica nella fascia bassa. La settorinoplastica funzionale e soprattutto le ricostruzioni secondarie o terziarie di nasi già operati altrove — che richiedono innesti costali o auricolari — si collocano nella fascia superiore.
Il preventivo comprende
- Onorario dell’equipe: chirurgo, aiuto e anestesista
- Sala operatoria e personale di sala
- Anestesia generale
- Degenza in day-surgery o una notte in casa di cura
- Splint, medicazioni e materiali
- Tutti i controlli post-operatori: 15 giorni, 1, 3, 6 e 12 mesi
Cosa fa variare l’importo
- La complessità del caso: un dorso da regolarizzare non equivale a una ricostruzione strutturale
- La correzione contestuale di setto e turbinati
- L’eventuale prelievo di cartilagine costale o auricolare
- Il regime di ricovero e la durata prevista
- Il fatto che si tratti di un intervento primario o di una revisione
Il preventivo viene consegnato in forma scritta e dettagliata al termine della visita, voce per voce: nessun importo viene aggiunto a posteriori. La componente funzionale documentata (setto, turbinati) ha natura ricostruttiva e non estetica, con implicazioni diverse sul piano fiscale e assicurativo, che vengono chiarite in visita.
Una raccomandazione di metodo: diffidare dei preventivi telefonici o “a pacchetto” formulati senza visita — il costo corretto di una rinoplastica può essere definito solo dopo aver esaminato i tessuti, la respirazione e la complessità reale del caso. Un intervallo pubblicato serve a orientarsi e a capire se il progetto è sostenibile; la cifra esatta, invece, appartiene al singolo naso.
15La scelta del tuo chirurgo
La rinoplastica è, tra gli interventi estetici del volto, quello con la curva di apprendimento più lunga e con il tasso di revisione più alto: la differenza tra un naso naturale e funzionante e un naso “operato” sta nella pianificazione, nel rispetto delle strutture di sostegno e nell’onestà con cui vengono poste le indicazioni. Prima di scegliere il tuo chirurgo, verifica sempre: l’iscrizione all’ordine dei medici (consultabile pubblicamente sul portale FNOMCeO), la specializzazione — chirurgia plastica o chirurgia maxillo-facciale, le due discipline che formano specificamente alla chirurgia dello scheletro facciale — e la casistica specifica nell’intervento che stai valutando. Diffida di chi promette risultati “garantiti”, di chi mostra simulazioni perfette senza parlare mai di limiti e complicanze, e di chi ha fretta di fissare una data.
Una visita informativa non impegna a nulla: serve a capire se l’indicazione esiste, quale tecnica è adatta al tuo naso e ai tuoi tessuti e quali aspettative sono realistiche. Tutto il resto viene dopo.
16Domande frequenti sulla rinoplastica
Quanto dura l'intervento?
In base alla complessità del caso, da 60 a 120 minuti in anestesia generale; il rientro a casa avviene in giornata (day-surgery) o dopo una notte di degenza, sempre con un accompagnatore.
I tamponi nasali sono dolorosi da rimuovere?
I tamponi moderni sono morbidi, spesso riassorbibili, e vengono rimossi o si dissolvono entro 24-48 ore; in molte rinoplastiche puramente estetiche possono essere del tutto evitati. La rimozione traumatica dei vecchi tamponi rigidi appartiene al passato.
Dopo quanto tempo si torna al lavoro e allo sport?
Il rientro alle attività lavorative avviene generalmente a 7-10 giorni, dopo la rimozione dello splint; le ecchimosi si riassorbono in 10-14 giorni. L'attività sportiva riprende gradualmente a 4-6 settimane, mentre gli sport di contatto richiedono almeno 2-3 mesi.
Quando si vede il risultato definitivo?
Circa l'80% dell'edema si riassorbe entro 3 mesi, ma il gonfiore residuo della punta — dove la pelle è più spessa — può richiedere fino a 12 mesi; il giudizio definitivo sul risultato va quindi rimandato a un anno dall'intervento.
Si possono correggere estetica e respirazione nello stesso intervento?
Sì: la settorinoplastica corregge nella stessa seduta operatoria la forma esterna del naso, la deviazione del setto e l'eventuale ipertrofia dei turbinati, senza allungare in modo significativo il decorso post-operatorio.
Quante rinoplastiche richiedono un secondo intervento?
La letteratura internazionale riporta un tasso di revisione secondaria compreso tra il 5% e il 10%; nella maggior parte dei casi si tratta di ritocchi limitati, eseguibili in anestesia locale, per piccole irregolarità del dorso o asimmetrie residue della punta.
Vuole capire se rinoplastica è indicato nel suo caso?
Compili i campi qui sotto: la segreteria richiama entro 24 ore lavorative per fissare la visita. Nessun dato clinico è richiesto in questa fase.
17Potrebbe interessare anche
Fonti e riferimenti — 5 riferimenti
- Ishii L.E. et al. Clinical Practice Guideline: Improving Nasal Form and Function after Rhinoplasty. Otolaryngology–Head and Neck Surgery, 2017. PubMed
- Layliev J. et al. Incidence and Preoperative Risk Factors for Major Complications in Aesthetic Rhinoplasty: Analysis of 4978 Patients. Aesthetic Surgery Journal, 2017;37(7):757-767. Aesthetic Surgery Journal
- International Society of Aesthetic Plastic Surgery. ISAPS Global Survey on Aesthetic/Cosmetic Procedures. isaps.org
- Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica (SICPRE). Informazioni per il paziente: rinoplastica. sicpre.it
- Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri. Codice di Deontologia Medica, art. 56 — Pubblicità informativa sanitaria. fnomceo.it
I dati quantitativi riportati in questa pagina rimandano alla letteratura indicata. Il criterio di selezione delle fonti è descritto nel metodo editoriale.
Iscrizione albo verificabile sul portale FNOMCeO Contenuto redatto secondo l'art. 56 del Codice di Deontologia Medica Nessuna immagine prima/dopo, come prevede la normativa italiana
