01In cosa consiste la chirurgia ortognatica
La chirurgia ortognatica è l’intervento di chirurgia maxillo-facciale che consiste nella correzione chirurgica delle malposizioni dei mascellari (il mascellare superiore, che porta l’arcata dentale superiore, e la mandibola, che porta l’inferiore) mediante osteotomie programmate, vale a dire sezioni controllate dell’osso che permettono di riposizionare le basi scheletriche nella sede corretta, dove vengono poi stabilizzate con placche e viti in titanio. Il nome stesso ne dichiara l’obiettivo: dal greco orthos (diritto) e gnathos (mascella), letteralmente “raddrizzare le mascelle”.
Il punto concettuale da chiarire subito è la distinzione tra discrepanza dentale e discrepanza scheletrica. Quando i denti sono mal posizionati su basi ossee corrette, il problema è appannaggio dell’ortodonzia; quando invece sono le basi ossee stesse a trovarsi in rapporto scorretto tra loro (una mandibola arretrata, un mascellare poco sviluppato, un’asimmetria) spostare i denti non basta, perché si correggerebbe l’effetto lasciando intatta la causa. In questi casi l’unica correzione reale è il riposizionamento chirurgico dei mascellari, condotto in stretta collaborazione con l’ortodontista.
Va detto infine che, sebbene l’indicazione sia funzionale (masticazione, articolazione, vie aeree) le ricadute estetiche sono tutt’altro che secondarie: i mascellari costituiscono l’impalcatura del terzo medio e inferiore del volto, e riportarli nella posizione corretta modifica il profilo in modo spesso più profondo di qualunque intervento estetico isolato.
02Le malocclusioni scheletriche: II classe, III classe e asimmetrie
Le malocclusioni vengono classificate, per convenzione, in tre classi in base al rapporto tra le arcate dentali e, sul piano scheletrico, tra le basi ossee. La I classe rappresenta il rapporto corretto; le forme che interessano la chirurgia ortognatica sono essenzialmente le seguenti:
- II classe scheletrica: la mandibola è arretrata (retrusa) rispetto al mascellare superiore. Il profilo appare “convesso”, con mento sfuggente e labbro inferiore retroposto; è la condizione che più frequentemente si associa alla riduzione del calibro delle vie aeree, di cui si dirà più avanti;
- III classe scheletrica: la mandibola è prominente rispetto al mascellare, per eccesso di crescita mandibolare, per ipoplasia (scarso sviluppo) del mascellare superiore o, di frequente, per la combinazione delle due; il profilo appare “concavo”, con mento prominente e terzo medio del volto appiattito;
- morso aperto anteriore (open bite): i denti anteriori non arrivano al contatto nemmeno a bocca serrata, con incompetenza labiale e masticazione affidata ai soli settori posteriori;
- asimmetrie e laterodeviazioni: la mandibola devia lateralmente rispetto alla linea mediana del volto, per crescita asimmetrica dei condili o esiti di patologie dell’accrescimento, con occlusione crociata da un lato e disallineamento visibile del mento.
Quanto alla diffusione, le malocclusioni dentali di qualche grado sono estremamente comuni; le discrepanze propriamente scheletriche, tali da richiedere una correzione chirurgica, riguardano invece circa il 5% della popolazione. Non è una condizione rara, ma una condizione spesso non riconosciuta come scheletrica: molti pazienti adulti arrivano alla diagnosi dopo anni di trattamenti ortodontici di compenso.
03Non solo estetica: le conseguenze funzionali
È necessario sgombrare il campo da un equivoco frequente: la chirurgia ortognatica non è chirurgia estetica. Una malocclusione scheletrica non corretta produce, negli anni, conseguenze funzionali documentabili:
- masticazione inefficiente: quando i contatti dentali sono ridotti o scorretti, il lavoro masticatorio si concentra su pochi denti, con affaticamento muscolare e digestione di bocconi mal triturati;
- usura dentale: i denti che lavorano in posizione scorretta si consumano in modo anomalo e precoce, con abrasioni, fratture di cuspidi e sofferenza parodontale (dei tessuti di sostegno del dente);
- disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare (ATM), l’articolazione che collega la mandibola al cranio: click, dolore, limitazioni dell’apertura, cefalee muscolo-tensive;
- difficoltà fonetiche, in particolare nel morso aperto, per l’impossibilità di un corretto appoggio linguale;
- respirazione orale: quando le basi ossee sono retroposte lo spazio aereo retro-linguale e retro-palatale si riduce, e la respirazione notturna se ne accorge per prima.
Un capitolo merita attenzione particolare: la sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS), condizione in cui le vie aeree superiori collassano ripetutamente durante il sonno, con cadute dell’ossigenazione, sonno frammentato, sonnolenza diurna e aumento documentato del rischio cardiovascolare. Nei pazienti con basi scheletriche retroposte, l’avanzamento bimascellare — lo spostamento in avanti coordinato di mascellare e mandibola — aumenta stabilmente il calibro delle vie aeree, mettendo in tensione i tessuti molli che tendevano a collassare; è tra i trattamenti chirurgici più efficaci per questa patologia, con riduzione dell’indice AHI (il numero di apnee e ipopnee per ora di sonno) superiore all’80% in casistiche selezionate. È il motivo per cui le vie aeree, in ogni valutazione, non sono un dato accessorio ma un criterio di pianificazione.
04Sei un buon candidato alla chirurgia ortognatica?
La chirurgia ortognatica si rivolge a chi ha una discrepanza scheletrica vera, non a chi ha soltanto denti mal allineati. La distinzione si fa con la cefalometria e con l’esame clinico, ed è la premessa di tutto il percorso.
L’indicazione esiste quando
- esiste una discrepanza scheletrica documentata fra mascellare e mandibola, misurata sulla teleradiografia e non stimata a occhio;
- la crescita è completata: indicativamente 18 anni per le ragazze, 20-21 per i ragazzi;
- il solo trattamento ortodontico non è sufficiente, oppure produrrebbe un compenso dentale a scapito della salute delle radici e delle gengive;
- sono presenti conseguenze funzionali: difficoltà masticatoria, disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare, apnee ostruttive del sonno, respirazione orale;
- si è disposti ad affrontare un percorso di 18-24 mesi comprensivo di ortodonzia pre e post-chirurgica;
- si accetta la collaborazione fra ortodontista e chirurgo come parte integrante del trattamento.
Il trattamento va rimandato o sconsigliato quando
- la crescita non è terminata: operare prima significa vedere il risultato modificarsi negli anni;
- il problema è esclusivamente dentale e risolvibile con la sola ortodonzia;
- non si è disposti alla fase ortodontica preparatoria, che è indispensabile e non abbreviabile;
- sono presenti patologie sistemiche non controllate o alterazioni della coagulazione;
- l’igiene orale non è adeguata o vi sono infezioni dentali in atto: vanno risolte prima;
- la motivazione è solo estetica e non si accetta il rapporto fra il beneficio atteso e l’impegno del percorso.
Va detto con chiarezza che il beneficio estetico di questa chirurgia è reale e spesso notevole, ma è la conseguenza della correzione funzionale: l’indicazione nasce dalla funzione.
05Il percorso ortodontico-chirurgico: 18-24 mesi, tre fasi
La chirurgia ortognatica non è un intervento isolato ma un percorso combinato ortodontico-chirurgico, della durata complessiva di 18-24 mesi, articolato in tre fasi:
- ortodonzia pre-chirurgica di decompensazione (12-18 mesi): negli anni i denti si inclinano spontaneamente per compensare la discrepanza scheletrica: gli incisivi inferiori di una III classe, ad esempio, si inclinano indietro per cercare il contatto. L’ortodontista rimuove questi compensi e riporta i denti nella posizione corretta rispetto alla propria base ossea; è un passaggio controintuitivo, poiché l’occlusione peggiora visibilmente prima dell’intervento, e di questo il paziente va avvisato con chiarezza;
- l’intervento chirurgico, che riposiziona le basi ossee secondo la pianificazione;
- ortodonzia di rifinitura (4-6 mesi): perfeziona i contatti dentali sulla nuova posizione scheletrica e stabilizza il risultato.
La pianificazione moderna è tridimensionale: sulla TC cone-beam (una tomografia computerizzata a basso dosaggio dedicata al distretto maxillo-facciale) viene eseguita una vera e propria chirurgia virtuale, simulando al decimo di millimetro gli spostamenti di ciascun segmento osseo e le loro ricadute sul profilo; dalla simulazione si ricavano dime di taglio (guide costruite su misura) che trasferiscono in sala operatoria esattamente ciò che è stato pianificato a monitor. Va detto con chiarezza che la collaborazione con l’ortodontista non è un dettaglio organizzativo ma una condizione di risultato: chirurgo e ortodontista definiscono insieme il piano fin dalla prima visita.
In casi selezionati (discrepanze marcate con compensi dentali modesti) è proponibile il protocollo surgery first, termine anglosassone che indica l’esecuzione dell’intervento prima dell’ortodonzia, con abbreviazione del trattamento complessivo; l’indicazione rimane tuttavia limitata e va posta congiuntamente dalle due figure.
06Gli interventi: Le Fort I, BSSO, genioplastica
Gli interventi di chirurgia ortognatica sono codificati da decenni e si combinano in base a quale base ossea — o quali — debba essere riposizionata:
- osteotomia di Le Fort I: interessa il mascellare superiore, che viene separato con una sezione ossea orizzontale condotta sopra le radici dentali e riposizionato liberamente nei tre piani dello spazio (avanzato, arretrato, ruotato, livellato o espanso) per poi essere fissato nella nuova posizione;
- osteotomia sagittale bilaterale della mandibola secondo Obwegeser-Dal Pont (BSSO, dall’inglese bilateral sagittal split osteotomy): il ramo mandibolare viene sdoppiato nel suo spessore, in senso sagittale, su entrambi i lati; questo permette di far scorrere in avanti o indietro la porzione della mandibola che porta i denti mantenendo i condili (le “cerniere” articolari) nella loro sede. È l’intervento mandibolare di riferimento sia nelle II sia nelle III classi;
- genioplastica: osteotomia basale del mento, che può essere avanzato, arretrato, verticalizzato o centrato in modo indipendente dal resto della mandibola; è un gesto complementare, di grande resa sul profilo, che viene associato quando il mento presenta una malposizione propria;
- intervento bimascellare: la combinazione di Le Fort I e BSSO nella stessa seduta, indicata quando entrambe le basi sono coinvolte (situazione tutt’altro che rara, poiché la maggior parte delle discrepanze importanti è a carico di entrambi i mascellari) o quando l’obiettivo è l’avanzamento delle vie aeree.
In tutti i casi la fissazione avviene con placche e viti in titanio, un biomateriale altamente biocompatibile che stabilizza i segmenti nella posizione pianificata e consente al paziente di muovere la bocca fin dai primi giorni. Merita una precisazione, perché è una delle paure più radicate: il blocco intermascellare rigido prolungato (la bocca “legata” per settimane, come avveniva un tempo con la fissazione con fili metallici) non fa più parte di questa chirurgia; nelle prime settimane si impiegano soltanto elastici intermascellari leggeri, con funzione di guida dell’occlusione, che il paziente stesso impara a rimuovere e riposizionare.
07La visita e la diagnosi
La visita per la chirurgia ortognatica dura 45-60 minuti e ha il compito di rispondere a due domande: la discrepanza è dentale o scheletrica, e — se scheletrica — quali basi coinvolge e in quale misura. Gli strumenti sono codificati: l’esame clinico del volto e dell’occlusione; la cefalometria, cioè lo studio su radiografia del cranio di angoli e misure lineari che quantificano la posizione di ciascuna base ossea rispetto alla base cranica; la TC cone-beam per lo studio tridimensionale di ossa, denti, articolazioni e vie aeree; la documentazione fotografica standardizzata del volto e del sorriso; l’analisi estetica del profilo, che valuta i rapporti tra fronte, naso, labbra e mento.
Parte integrante della visita è la valutazione delle aspettative. Il paziente candidato deve sapere tre cose prima di iniziare: che il percorso dura 18-24 mesi e richiede costanza; che l’occlusione peggiorerà transitoriamente durante la decompensazione ortodontica; che il volto cambierà — in armonia con la correzione funzionale, ma cambierà — ed è doveroso condividere questa trasformazione sulla simulazione tridimensionale prima di procedere. Le aspettative devono essere realistiche; quando non lo sono, chiarirlo in visita è parte del lavoro del chirurgo.
08L'intervento e il ricovero
L’intervento viene eseguito in anestesia generale, in struttura ospedaliera o casa di cura accreditata, con anestesista dedicato; la durata varia da 2 a 4 ore in base al numero di osteotomie previste — un monomascellare si colloca nella parte bassa del range, un bimascellare con genioplastica in quella alta. La degenza è di 2-3 notti, il tempo necessario a controllare l’edema (il gonfiore), verificare la corretta alimentazione per via orale e impostare la terapia domiciliare.
Un aspetto merita di essere sottolineato perché sorprende regolarmente i pazienti: tutte le incisioni sono condotte all’interno della bocca, nel vestibolo (lo spazio tra labbra e gengive); non residua pertanto alcuna cicatrice cutanea visibile sul volto. Le suture intraorali sono riassorbibili e non richiedono rimozione.
09Il decorso post-operatorio
Il decorso della chirurgia ortognatica è impegnativo nelle prime settimane e va descritto senza edulcorazioni, perché il paziente informato lo attraversa meglio di quello rassicurato genericamente.
- prime 72 ore (tre giorni): l’edema del volto è importante (è il momento di massimo gonfiore, in genere tra la seconda e la terza giornata) e viene contenuto con terapia cortisonica, crioterapia (impacchi freddi) e posizione semi-seduta; il dolore, paradossalmente, è moderato e ben controllato dagli analgesici comuni, poiché l’osso sezionato duole meno di quanto si immagini;
- 3-4 settimane: l’edema si riduce progressivamente; in questo periodo il volto non va giudicato, perché i volumi non sono ancora quelli definitivi;
- alimentazione: morbida per 4-6 settimane (dapprima liquida e semiliquida, poi cremosa e morbida) man mano che le linee di osteotomia consolidano; un calo ponderale di 3-5 kg è frequente e viene monitorato;
- ritorno al lavoro: a 3-4 settimane per attività sedentarie, quando l’edema residuo è socialmente accettabile e l’alimentazione è autonoma;
- attività sportiva: la ripresa è graduale dalla sesta settimana per le attività aerobiche; gli sport di contatto richiedono 3 mesi, il tempo della consolidazione ossea completa.
Il punto su cui l’onestà deve essere totale è la sensibilità: dopo l’osteotomia mandibolare l’ipoestesia labio-mentoniera (la riduzione della sensibilità di labbro inferiore e mento, per lo stiramento del nervo alveolare inferiore che decorre dentro la mandibola) è quasi costante nelle prime settimane. Nella maggior parte dei casi recupera progressivamente in 6-12 mesi, ma nel 10-15% dei pazienti residua una ridotta sensibilità permanente, generalmente lieve, avvertita come una zona “addormentata” al tatto; si tratta comunque di un deficit sensitivo e non motorio, poiché il movimento del labbro e la mimica non vengono compromessi. Di questo evento è giusto avvisare il paziente prima, non dopo.
10I tempi di recupero, settimana per settimana
Il recupero dalla chirurgia ortognatica è più lungo di quello degli interventi estetici, e il ritorno alla normalità è graduale. Conoscerne le tappe rende il percorso prevedibile.
11Rischi e complicanze: i numeri reali
Ogni intervento chirurgico comporta dei rischi, e la chirurgia ortognatica non fa eccezione; si tratta peraltro di una chirurgia codificata da decenni, le cui complicanze sono note, quantificate in letteratura e — nella grande maggioranza dei casi — gestibili. Per ciascuna: il meccanismo, la frequenza, la soluzione.
- lesione del nervo alveolare inferiore: è la complicanza specifica dell’osteotomia mandibolare, di cui si è detto sopra; il nervo decorre in un canale all’interno della mandibola e lo sdoppiamento sagittale lo espone a stiramento o contusione. L’ipoestesia transitoria è quasi costante e recupera in 6-12 mesi; il deficit permanente residua nel 10-15% dei casi, con probabilità che aumenta con l’età del paziente e con l’entità dell’avanzamento. Non esiste una correzione chirurgica affidabile del deficit stabilizzato: la prevenzione risiede nella pianificazione tridimensionale, che localizza il canale nervoso prima del taglio;
- sanguinamento: i mascellari sono distretti riccamente vascolarizzati; il sanguinamento intraoperatorio viene controllato con tecnica ed emostasi meticolosa, e la necessità di trasfusione è oggi rara, inferiore al 2% negli interventi bimascellari. I sanguinamenti tardivi significativi sono eccezionali e richiedono revisione;
- infezione delle placche: il titanio è altamente biocompatibile, ma le placche sono pur sempre materiale estraneo in un distretto comunicante con il cavo orale; un’infezione si verifica nell’1-3% dei casi, in genere a distanza di settimane o mesi, e si tratta dapprima con terapia antibiotica; nei casi che non rispondono si procede alla rimozione della placca interessata, un gesto ambulatoriale o in sedazione, possibile senza conseguenze una volta che l’osso è consolidato;
- malunione e recidiva parziale: l’osso può consolidare in posizione lievemente diversa da quella pianificata, o i mascellari possono tendere a tornare parzialmente verso la posizione originaria per la trazione di muscoli e tessuti molli; il rischio aumenta negli avanzamenti di grande entità e nei morsi aperti. Le recidive minori si compensano con l’ortodonzia di rifinitura; quelle clinicamente rilevanti, poco frequenti, possono richiedere un reintervento;
- frattura sfavorevole (“bad split”): durante lo sdoppiamento sagittale della mandibola la linea di frattura può propagarsi lungo un piano non previsto; accade in meno del 2% delle osteotomie e, va detto, non compromette di regola il risultato: il segmento viene fissato con placche aggiuntive e la consolidazione avviene ugualmente, talora con qualche settimana in più di elastici.
La rassicurazione, in questa chirurgia, non passa dagli aggettivi ma da due fatti: la pianificazione virtuale ha ridotto sensibilmente l’imprevisto intraoperatorio, e il paziente operato viene seguito con controlli seriati che intercettano precocemente ciò che va intercettato. In caso di dubbio o necessità si raccomanda di contattare il chirurgo anche al di fuori dei controlli standardizzati.
12Chirurgia ortognatica ed estetica del volto
Sebbene l’indicazione sia funzionale, l’effetto estetico della chirurgia ortognatica è spesso il più evidente agli occhi del paziente: riportare i mascellari nella posizione corretta significa ricostruire l’impalcatura su cui poggiano guance, labbra e mento, e l’armonia del profilo che ne deriva non è un obiettivo cosmetico sovrapposto, ma la conseguenza naturale della correzione. Un mento che “manca” in una II classe, un terzo medio piatto in una III classe: sono deficit scheletrici, e la loro correzione più autentica è scheletrica.
Questo permette di inquadrare le alternative cosiddette di camouflage, termine anglosassone che indica il mascheramento del difetto senza correzione della causa: il filler del mento o delle guance, o una genioplastica isolata, possono attenuare l’aspetto di una discrepanza lieve, ma nulla possono su malocclusione, masticazione e vie aeree, e nelle discrepanze importanti producono compromessi visibili. La distinzione va fatta in visita, cefalometria alla mano, non davanti a un catalogo di trattamenti.
Un discorso analogo vale per il naso: la posizione del mascellare superiore condiziona la proiezione della punta e l’apertura dell’angolo naso-labiale, per cui un’eventuale rinoplastica si valuta dopo il riposizionamento dei mascellari, mai prima — pianificarla su una base ossea che sta per essere spostata significherebbe operare su un bersaglio mobile.
13Il metodo del dott. Valente
È doveroso e utile descrivere brevemente come il dott. Valente affronta questa chirurgia, che rappresenta il campo elettivo della sua specializzazione. La formazione è ospedaliera, maturata presso la scuola di Chirurgia Maxillo-Facciale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze, dove la chirurgia ortognatica viene eseguita con casistica ampia e protocolli codificati: è in questo contesto — e non nella chirurgia estetica ambulatoriale — che si impara a sezionare e riposizionare i mascellari in sicurezza.
La pianificazione virtuale tridimensionale su TC cone-beam è, nel suo metodo, sistematica e non riservata ai casi complessi: ogni intervento viene simulato al computer, discusso con l’ortodontista e con il paziente, e trasferito in sala operatoria mediante dime costruite sulla simulazione; nella sua esperienza è questo passaggio, più di ogni altro, ad aver reso la chirurgia ortognatica prevedibile. La terza costante è la priorità alle vie aeree: lo spazio aereo viene misurato prima e simulato dopo, e a parità di risultato occlusale ed estetico viene privilegiata la combinazione di spostamenti che lo amplia — nei pazienti con OSAS è l’obiettivo stesso dell’intervento, in tutti gli altri un investimento sulla funzione respiratoria degli anni a venire.
14Quanto costa e il ruolo del Servizio Sanitario Nazionale
Un chiarimento preliminare, dovuto: la chirurgia ortognatica è un intervento funzionale, e quando esiste un’indicazione funzionale documentata — malocclusione scheletrica con compromissione della masticazione, disturbi dell’ATM, apnee ostruttive certificate da polisonnografia — l’intervento può rientrare nei percorsi del Servizio Sanitario Nazionale, con le modalità e i tempi propri delle strutture pubbliche. La sussistenza dei requisiti viene valutata caso per caso in visita, documentazione alla mano: è un diritto del paziente conoscerla.
Pubblicare un intervallo di prezzo è una scelta di trasparenza, non un’offerta commerciale: la normativa italiana consente l’indicazione del costo complessivo secondo criteri di veridicità, mentre vieta sconti, promozioni e formule “a partire da”. In questo caso, però, la premessa più importante è un’altra: la chirurgia ortognatica è una chirurgia funzionale e, quando la malocclusione è documentata, rientra nelle prestazioni erogabili dal Servizio Sanitario Nazionale. Il percorso pubblico esiste, va conosciuto e viene illustrato in visita.
14.000 – 20.000 €
Intervento bimascellare in regime privato. In regime di Servizio Sanitario Nazionale, quando l’indicazione funzionale è documentata, l’intervento è a carico del SSN: resta a carico del paziente la fase ortodontica, salvo diversa valutazione.
Il preventivo comprende
- Onorario dell’equipe chirurgica e dell’anestesista
- Sala operatoria e personale di sala
- Anestesia generale
- Due o tre notti di degenza
- Placche e viti di osteosintesi in titanio
- Pianificazione virtuale e splint chirurgici, dove impiegati
- Tutti i controlli post-operatori
Cosa fa variare l’importo
- Se l’intervento è mono o bimascellare
- L’associazione di una genioplastica nello stesso tempo operatorio
- L’impiego della pianificazione virtuale tridimensionale
- La durata dell’intervento e del ricovero
- La fase ortodontica, che ha un costo autonomo e va concordata con l’ortodontista
Il preventivo viene consegnato in forma scritta e dettagliata al termine della visita, voce per voce: nessun importo viene aggiunto a posteriori. Il costo dell’ortodonzia pre e post-chirurgica non è compreso in questo importo e viene definito dall’ortodontista che segue il caso. In visita viene sempre illustrata anche la strada del Servizio Sanitario Nazionale, con i suoi tempi e i suoi requisiti.
15La scelta del tuo chirurgo
La chirurgia ortognatica è chirurgia ossea del volto: richiede uno specialista in chirurgia maxillo-facciale, non genericamente un chirurgo “estetico”. È una distinzione di sostanza, perché sezionare e riposizionare i mascellari presuppone una formazione ospedaliera specifica su anatomia ossea e nervosa, gestione delle vie aeree e trattamento delle complicanze, che appartiene a questa specializzazione e non ad altre. Prima di scegliere il tuo chirurgo, verifica l’iscrizione all’ordine dei medici (consultabile sul portale FNOMCeO), la specializzazione in Chirurgia Maxillo-Facciale, la casistica specifica in chirurgia ortognatica e la struttura in cui opera; chiedi come pianifica l’intervento — la pianificazione tridimensionale dovrebbe essere la regola — e con quale ortodontista lavora.
Diffida di chi propone l’intervento senza uno studio cefalometrico, di chi non nomina mai il nervo alveolare inferiore e di chi presenta il percorso come rapido: 18-24 mesi non si comprimono con le parole. Una visita informativa non impegna a nulla: serve a stabilire se la discrepanza è davvero scheletrica, quale correzione è indicata e quali aspettative sono realistiche. Tutto il resto viene dopo.
Il trattamento ortodontico è quantificato separatamente dall’ortodontista curante. Una raccomandazione di metodo: nessuna cifra seria può essere formulata al telefono, prima di aver visto cefalometria e TC — diffidare di chi lo fa.
16Domande frequenti sulla chirurgia ortognatica
Quanto dura il percorso completo?
In media 18-24 mesi: 12-18 mesi di ortodonzia pre-chirurgica di decompensazione, l'intervento con 2-3 notti di degenza e 4-6 mesi di ortodonzia di rifinitura. In casi selezionati il protocollo surgery first anticipa l'intervento e riduce i tempi complessivi.
Resteranno cicatrici visibili sul volto?
No: tutte le incisioni sono intraorali, condotte nel vestibolo tra labbra e gengive, per cui non residua alcuna cicatrice cutanea; le suture sono riassorbibili e non richiedono rimozione.
Dopo l'intervento avrò la bocca bloccata?
No. La fissazione con placche e viti in titanio è stabile di per sé e il blocco intermascellare rigido prolungato di un tempo non fa più parte di questa chirurgia: nelle prime settimane si impiegano soltanto elastici intermascellari leggeri con funzione di guida, che il paziente impara a gestire autonomamente.
La sensibilità del labbro inferiore tornerà normale?
Nella maggior parte dei casi sì, progressivamente nell'arco di 6-12 mesi; nel 10-15% dei pazienti residua una ridotta sensibilità permanente, generalmente lieve. Si tratta di un deficit sensitivo, non motorio: il movimento del labbro e la mimica non vengono compromessi.
L'intervento può essere eseguito con il Servizio Sanitario Nazionale?
Quando esiste un'indicazione funzionale documentata — compromissione della masticazione, disturbi dell'ATM, apnee ostruttive certificate — l'intervento può rientrare nei percorsi del SSN; la sussistenza dei requisiti viene valutata in visita, documentazione alla mano.
Si può evitare l'intervento con la sola ortodonzia?
Se la discrepanza è dentale sì; se è scheletrica, la sola ortodonzia può ottenere al massimo un compenso (camouflage), che maschera parzialmente il difetto senza correggerne la causa, con possibili ripercussioni sulla stabilità dei denti nel tempo. La distinzione si fa con l'esame clinico e la cefalometria, non a occhio.
Vuole capire se chirurgia ortognatica è indicato nel suo caso?
Compili i campi qui sotto: la segreteria richiama entro 24 ore lavorative per fissare la visita. Nessun dato clinico è richiesto in questa fase.
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Fonti e riferimenti — 5 riferimenti
- Società Italiana di Chirurgia Maxillo-Facciale (SICMF). Informazioni per il paziente: chirurgia ortognatica. sicmf.it
- Gupta V. et al. Aesthetic Surgery Journal: analisi del database CosmetAssure sulle complicanze maggiori in chirurgia estetica. Aesthetic Surgery Journal
- International Society of Aesthetic Plastic Surgery. ISAPS Global Survey on Aesthetic/Cosmetic Procedures. isaps.org
- Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica (SICPRE). Informazioni per il paziente. sicpre.it
- Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri. Codice di Deontologia Medica, art. 56 — Pubblicità informativa sanitaria. fnomceo.it
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