Medicina estetica

Filler con acido ialuronico: i volumi del viso spiegati per intero

I filler — dall'inglese to fill, riempire — sono dispositivi medici iniettabili a base di acido ialuronico utilizzati per ripristinare i volumi del volto, correggere solchi e migliorare l'idratazione della pelle; rappresentano oggi il trattamento di medicina estetica più eseguito al mondo dopo la tossina botulinica. Questa pagina descrive il trattamento così come viene spiegato in visita: come funziona il prodotto, quali zone si possono trattare, quanto dura l'effetto, quali sono i rischi reali con i relativi numeri — e perché la reversibilità non è un dettaglio, ma il criterio di scelta più importante.

Durata seduta20–40 minuti
AnestesiaCrema anestetica
RegimeAmbulatoriale
Durata effetto6–18 mesi
ReversibileSì, con ialuronidasi
Costo350–600 € a siringa

01Cosa sono i filler

I filler (dall’inglese to fill, riempire) sono dispositivi medici iniettabili a base di acido ialuronico, una molecola fisiologicamente presente nel derma di ognuno di noi, dove svolge una funzione di sostegno e di idratazione grazie a una proprietà notevole: la capacità di legare acqua fino a 1.000 volte il proprio peso. Con l’età la quota di acido ialuronico cutaneo si riduce progressivamente, e a questa riduzione si sommano il riassorbimento del grasso profondo del volto e il rimodellamento delle basi ossee: il risultato è la perdita di volume nei punti di proiezione (zigomi, labbra, mento) e la comparsa di solchi e depressioni.

Il filler interviene esattamente su questo meccanismo: ripristina i volumi dove sono stati persi, corregge i solchi e, nelle formulazioni più fluide, migliora l’idratazione e la qualità della pelle. Va chiarito subito un punto che condiziona tutto il resto: i filler di acido ialuronico sono riassorbibili, con una durata dell’effetto compresa tra 6 e 18 mesi a seconda del prodotto e della zona trattata. Non si tratta di un difetto, ma di una garanzia: un materiale che l’organismo degrada fisiologicamente è un materiale che non rimane a creare problemi a distanza di anni.

02Acido ialuronico: perché è lo standard

Tra i molti materiali iniettabili proposti negli ultimi decenni, l’acido ialuronico si è affermato come standard internazionale per tre ragioni precise. È biocompatibile: essendo una molecola già presente nei tessuti, non richiede test allergici preliminari e le reazioni immunitarie sono rare. È riassorbibile: viene degradato fisiologicamente dall’organismo in 6-18 mesi, senza lasciare residui. Ed è, punto dirimente, reversibile: esiste un vero e proprio “antidoto”, la ialuronidasi, un enzima iniettabile che scioglie l’acido ialuronico in 24-48 ore. Nessun altro filler possiede questa via d’uscita: in caso di risultato non gradito, di irregolarità o di complicanza, il prodotto può essere rimosso senza chirurgia.

Su questo punto la posizione del dott. Valente è netta. I filler permanenti e semipermanenti (siliconi liquidi, polimeri sintetici iniettabili) hanno prodotto nella storia della medicina estetica granulomi (reazioni infiammatorie croniche con formazione di noduli) comparsi anche a distanza di 10-15 anni dall’iniezione, quando ormai il materiale è migrato e la sua rimozione chirurgica risulta difficile e mutilante; per questo motivo il dott. Valente non li utilizza per nessun motivo, e raccomanda di diffidare di chiunque li proponga ancora, con qualunque denominazione commerciale vengano presentati.

03La reologia: non tutti i filler sono uguali

Parlare di “filler” al singolare è impreciso quanto parlare di “farmaco” al singolare: sotto lo stesso nome convivono prodotti profondamente diversi, e la disciplina che ne descrive le differenze si chiama reologia, cioè lo studio di come un materiale si deforma e scorre. Due parametri, in particolare, guidano la scelta del prodotto. Il primo è il G’ (si legge “G primo”), che misura la “durezza” del gel, vale a dire la sua capacità di proiezione: un filler ad alto G’ solleva e sostiene i tessuti, resistendo alla compressione. Il secondo è la coesività, cioè la tendenza del gel a rimanere compatto invece di frammentarsi e diffondere nei tessuti circostanti.

Da queste proprietà derivano indicazioni precise: per lo zigomo e la linea mandibolare, dove serve proiezione su un piano profondo, si impiegano prodotti volumizzanti ad alto G’; per le labbra, che sono mobili e devono restare morbide al tatto e al bacio, prodotti a G’ basso e alta elasticità; per l’idratazione superficiale della pelle (i cosiddetti skinbooster), gel fluidi e poco reticolati che non danno volume ma trattengono acqua nel derma. L’errore più comune in medicina estetica non è il prodotto sbagliato, ma il prodotto giusto nel posto sbagliato: un volumizzante iniettato nelle labbra le rende dure e innaturali, un gel morbido iniettato sullo zigomo semplicemente non proietta. La conoscenza della reologia è ciò che separa il piano di trattamento dalla siringa generica.

04I distretti trattati

Le zone del volto che trovano indicazione al trattamento con filler sono numerose, ognuna con criteri, prodotti e cautele propri:

  • solchi naso-genieni: i solchi che scendono dalle ali del naso agli angoli della bocca sono spesso il primo motivo di richiesta; va però chiarito che nella maggior parte dei casi il solco è la conseguenza della perdita di volume del terzo medio, non la causa del problema: riempire soltanto il solco, ignorando lo zigomo, produce correzioni parziali e volti “pesanti”;
  • zigomi e terzo medio: il ripristino della proiezione zigomatica con prodotti volumizzanti su piano profondo restituisce al volto il suo punto di luce naturale e, indirettamente, attenua solchi e occhiaie; è spesso il primo distretto da trattare in un piano ben costruito;
  • labbra: il trattamento più richiesto e il più frainteso. Il criterio guida è la proporzione naturale (il labbro superiore rappresenta circa 1/3 del volume totale e l’inferiore i restanti 2/3) e l’obiettivo è la definizione del contorno e una morbida idratazione, mai il labbro “a canotto”, che il dott. Valente considera un risultato sbagliato a prescindere dal gusto della paziente, perché sovverte le proporzioni anatomiche e invecchia il volto invece di ringiovanirlo;
  • mento e linea mandibolare: la definizione del profilo mandibolare e la proiezione del mento rispondono bene ai filler ad alto G’. Qui, però, la formazione maxillo-facciale del dott. Valente impone una precisazione dovuta: quando la retrusione del mento è di natura scheletrica (cioè dipende dalla posizione della mandibola e non dai tessuti molli) il filler è un camouflage, un mascheramento parziale e temporaneo, e la paziente ha il diritto di saperlo; in questi casi la correzione definitiva appartiene alla chirurgia ortognatica, e la visita serve esattamente a distinguere i due scenari;
  • occhiaie e tear trough (il solco lacrimale, la depressione tra palpebra inferiore e guancia): distretto trattabile ma delicato, con pelle sottilissima e tendenza all’edema; richiede prodotti dedicati a bassa igroscopicità, quantità minime e, nella pratica del dott. Valente, un supplemento di prudenza nella selezione delle pazienti, perché non tutte le occhiaie sono da filler;
  • naso (rinofiller): la correzione non chirurgica di piccoli difetti del dorso merita un discorso a sé, per indicazioni e per rischi vascolari specifici; se ne parla in dettaglio nell’articolo rinoplastica o rinofiller.

05Sei un buon candidato al trattamento con filler?

Il filler ripristina volumi e sostiene strutture: non tende la pelle e non sostituisce la chirurgia. Distinguere una perdita di volume da una discesa dei tessuti è la valutazione che decide se il trattamento è indicato.

L’indicazione esiste quando

  • esiste una perdita di volume oggettivabile: zigomo appiattito, tempie svuotate, solchi accentuati, mento retruso;
  • si è in buona salute, senza infezioni cutanee attive nella sede da trattare;
  • si comprende che il risultato è temporaneo, con una durata tra sei e diciotto mesi secondo il prodotto e la sede;
  • si accetta un progetto per fasi: si ripristina prima la struttura profonda, poi eventualmente la superficie;
  • si apprezza il fatto che il trattamento sia reversibile con la ialuronidasi, cosa che la chirurgia non è;
  • si desidera un risultato proporzionato, che nessuno riconduca a un trattamento.

Il trattamento va rimandato o sconsigliato quando

  • il problema reale è la discesa dei tessuti: riempire un volto che è sceso lo appesantisce, non lo solleva;
  • si è in gravidanza o allattamento;
  • sono presenti infezioni cutanee o dentali attive, o malattie autoimmuni in fase attiva;
  • esiste una storia di reazioni a precedenti trattamenti iniettivi;
  • sono stati impiantati in passato filler permanenti o semipermanenti, che complicano ogni trattamento successivo e vanno valutati con attenzione;
  • si chiede un riempimento eccessivo: è la richiesta che produce i volti innaturali di cui poi si chiede la correzione, ed è la ragione per cui viene declinata.

Una precisazione sulla sicurezza: il naso e la regione glabellare sono le sedi a maggior rischio di complicanza vascolare. In quelle aree il trattamento richiede un’esperienza specifica e la disponibilità immediata di ialuronidasi, non semplice buona volontà.

06La visita e il piano di trattamento

La visita per un trattamento con filler non parte dal “difetto” indicato allo specchio, ma dall’analisi del volto nel suo insieme: proporzioni tra i terzi facciali, proiezione delle basi ossee, qualità della pelle, mimica. È un passaggio tutt’altro che formale, poiché — come si è visto per i solchi naso-genieni — il punto in cui il volto “chiede” volume raramente coincide con il punto in cui la paziente percepisce il problema; trattare il sintomo ignorando la causa produce i volti riempiti e inespressivi che hanno dato al filler una cattiva fama immeritata.

Segue l’anamnesi, cioè la raccolta della storia clinica, con particolare attenzione alle controindicazioni: la gravidanza e l’allattamento, le malattie autoimmuni in fase attiva e le infezioni in sede di trattamento (herpes labiale in fase acuta, acne pustolosa, dermatiti) impongono di rinviare o escludere la seduta. Vengono inoltre annotati i trattamenti precedenti — è determinante sapere se in passato sono stati iniettati prodotti non riassorbibili — e i farmaci in corso, come gli anticoagulanti, che aumentano il rischio di ecchimosi.

Ultimo punto della visita, non per importanza: le aspettative. Il filler armonizza il volto che c’è, non lo trasforma in un altro; quando la richiesta è una trasformazione, il trattamento corretto è non trattare, oppure orientare verso una valutazione chirurgica.

07La seduta

La seduta è ambulatoriale e dura 20-40 minuti a seconda del numero di distretti trattati. Il fastidio è contenuto da un doppio presidio: una crema anestetica applicata 15-20 minuti prima dell’iniezione e la lidocaina (un anestetico locale) contenuta nella quasi totalità dei filler moderni, che rende progressivamente meno avvertibili le iniezioni successive alla prima.

Il prodotto viene veicolato con ago o con microcannula, una sottile cannula a punta smussa che, invece di attraversare i tessuti tagliandoli, li scosta: da un singolo punto d’ingresso raggiunge tutta l’area da trattare, riducendo sensibilmente il rischio di ecchimosi e, soprattutto, il rischio di penetrare in un vaso sanguigno — la premessa della complicanza vascolare di cui si dirà più avanti. La scelta tra ago e cannula dipende dal distretto e dal piano di iniezione: l’ago conserva indicazioni precise dove serve un deposito puntiforme e profondo, la cannula è preferibile nelle aree estese e in quelle a maggior rischio vascolare.

Quanto alle quantità, la regola del dott. Valente è partire da 0,5-1 ml per distretto: l’acido ialuronico richiama acqua nei giorni successivi e il risultato a 2 settimane è sempre un poco più pieno di quello visibile a fine seduta. È sempre preferibile integrare a distanza di 2-4 settimane piuttosto che eccedere in un’unica seduta: togliere richiede la ialuronidasi, aggiungere richiede solo un secondo appuntamento.

08Dopo la seduta

Il decorso è rapido e compatibile con la vita normale, con alcune avvertenze precise. Nelle prime 24-72 ore è atteso un edema (gonfiore) della zona trattata, più marcato sulle labbra; possibili ecchimosi (lividi) nei punti di iniezione si risolvono in 5-7 giorni e sono mascherabili con il trucco già dal giorno successivo. Per 48 ore vanno evitati lo sport, la sauna e l’esposizione al sole — tutto ciò che aumenta la vasodilatazione e quindi il gonfiore — e sulla zona trattata non vanno eseguiti massaggi, che potrebbero dislocare il prodotto prima della sua integrazione nei tessuti.

Il risultato è apprezzabile subito, al termine della seduta, ma va giudicato ad assestamento avvenuto, cioè a circa 2 settimane: è a quella distanza che si valuta l’eventuale integrazione, non prima.

09Cosa aspettarsi, giorno per giorno

Il filler non ha una convalescenza, ma ha un assestamento: il giudizio sul risultato va rimandato di due settimane, quando l’edema iniziale si è risolto e il prodotto si è integrato.

Subito dopo
Lieve gonfiore e arrossamento nei punti di ingresso. Il risultato è già visibile, ma è ancora sovrastimato dall’edema.

Prime 24 ore
Niente sport, sauna o esposizione al calore. Ghiaccio a intervalli e nessuna pressione sulle aree trattate.

Giorni 2–4
Possibili piccoli lividi, soprattutto attorno alle labbra e nel solco lacrimale: si risolvono da soli e si coprono con il trucco.

Giorni 5–7
Riassorbimento dell’edema e comparsa del profilo reale del trattamento.

14 giorni
Risultato stabile e controllo: è il momento corretto per valutare l’esito ed eventualmente rifinire.

1–3 mesi
Piena integrazione del prodotto con i tessuti circostanti, con un aspetto sempre più naturale al tatto.

6–12 mesi
Inizio del riassorbimento, graduale e non improvviso, con una durata che varia secondo la sede e la mobilità dell’area.

12–18 mesi
Momento del richiamo, che di norma richiede meno prodotto della prima seduta perché si parte da una base già ricostruita.

10Quanto dura l'effetto

La durata dell’effetto dipende dal prodotto, dal distretto e dal metabolismo individuale, ma gli intervalli sono ben codificati: 6-12 mesi per le labbra, dove la continua mobilità mimica accelera la degradazione del gel, e 9-18 mesi per lo zigomo, il mento e la linea mandibolare, dove i prodotti volumizzanti su piano profondo lavorano in condizioni più stabili.

Una preoccupazione frequente merita una risposta chiara: il riassorbimento è graduale, e il volto non “crolla” alla scadenza del filler. L’acido ialuronico viene degradato lentamente, nell’arco di mesi, e il volto torna progressivamente verso la condizione di partenza — non a una condizione peggiore. Chi sceglie di non ripetere il trattamento, semplicemente, torna com’era; chi sceglie di ripeterlo scopre in genere che le quantità necessarie per il mantenimento sono inferiori a quelle della prima correzione.

11Rischi e complicanze: i numeri reali

Anche un trattamento ambulatoriale di 30 minuti comporta dei rischi, e tacerli non lo renderebbe più sicuro: renderebbe soltanto la paziente meno preparata. Le complicanze comuni sono transitorie e di scarso rilievo: le ecchimosi e l’edema dei primi giorni, di cui si è detto, e occasionalmente piccole irregolarità palpabili che si risolvono spontaneamente o con un massaggio eseguito dal medico. I noduli tardivi (reazioni infiammatorie che compaiono a settimane o mesi dal trattamento) sono rari con i prodotti moderni e rispondono nella maggior parte dei casi alla terapia medica o alla ialuronidasi.

Il capitolo serio è un altro, e va trattato con la stessa onestà riservata alle complicanze chirurgiche: l’occlusione vascolare. Se il filler viene iniettato accidentalmente all’interno di un’arteria, o la comprime dall’esterno, il flusso di sangue verso il territorio servito da quel vaso si interrompe; l’incidenza stimata in letteratura è nell’ordine di 1 caso ogni 5.000-10.000 sedute, e le conseguenze (se il quadro non viene riconosciuto e trattato) vanno dalla sofferenza cutanea con necrosi (morte del tessuto) fino, nei rarissimi casi che coinvolgono la circolazione oculare, alla compromissione della vista. I segni d’allarme sono codificati e ogni paziente dovrebbe conoscerli: un dolore sproporzionato rispetto al trattamento, un pallore improvviso della zona o una colorazione bluastra a chiazze (livedo). La gestione è una vera urgenza medica: ialuronidasi ad alte dosi, iniettata immediatamente e ripetuta finché il circolo non riprende: ed è esattamente per questo che l’enzima deve essere fisicamente presente dove si inietta il filler.

Una precisazione dovuta
La prevenzione dell’occlusione vascolare non è affidata alla fortuna, ma all’anatomia: la glabella (la zona tra le sopracciglia), il naso e l’area periorale sono distretti attraversati da arterie che comunicano con la circolazione oftalmica, e la conoscenza precisa dei loro decorsi, dei piani sicuri e delle quantità massime per bolo è ciò che distingue il medico preparato. È anche il motivo, non negoziabile, per cui il filler è un atto medico e non un trattamento estetistico: non per una questione di categoria, ma perché solo un medico può riconoscere la complicanza e trattarla nei minuti che contano.

12Il metodo del dott. Valente

È doveroso e utile riassumere come il dott. Valente esegue questi trattamenti, con quali criteri e con quali limiti autoimposti. Il suo approccio è dichiaratamente conservativo — “poco e più volte” — nel senso che preferisce quantità iniziali contenute (0,5-1 ml per distretto) con integrazione a 2-4 settimane, piuttosto che correzioni massimali in seduta unica; impiega la microcannula in tutti i distretti in cui è possibile, riservando l’ago ai depositi profondi puntiformi; utilizza esclusivamente acido ialuronico reversibile di produttori tracciabili, escludendo per principio ogni filler permanente o semipermanente; e tiene sempre disponibile in studio la ialuronidasi, non come formalità ma come presidio d’urgenza pronto all’uso.

L’obiettivo dichiarato, coerente con tutta la sua pratica, è un volto che non mostri il trattamento: volumi ripristinati nelle giuste proporzioni, mimica conservata, e la possibilità — sempre — di tornare indietro.

13Quanto costa un trattamento con filler

Pubblicare un intervallo di prezzo è una scelta di trasparenza, non un’offerta commerciale: la normativa italiana consente l’indicazione del costo complessivo secondo criteri di veridicità, mentre vieta sconti, promozioni e formule “a partire da”. Quello che segue è quindi il costo completo, con l’indicazione di ciò che comprende — e di ciò che lo fa variare.

Costo per siringa

350 – 600 €
L’importo dipende dal prodotto impiegato e dal distretto trattato. Un progetto completo di ripristino dei volumi richiede in genere più di una siringa e viene distribuito su più sedute.

Il preventivo comprende

  • Visita e piano di trattamento sul volto intero
  • Il prodotto impiegato, con lotto e scadenza tracciati
  • Anestesia in crema e, dove indicato, uso della microcannula
  • L’esecuzione del trattamento da parte del medico
  • Il controllo a quindici giorni
  • La disponibilità di ialuronidasi in caso di necessità

Cosa fa variare l’importo

  • La reologia del prodotto: i filler strutturali per zigomo e mento costano più di quelli superficiali
  • Il numero di siringhe necessarie al progetto
  • Il distretto trattato e la sua complessità anatomica
  • L’eventuale associazione con altri trattamenti nella stessa seduta

Il preventivo viene consegnato in forma scritta e dettagliata al termine della visita, voce per voce: nessun importo viene aggiunto a posteriori. Ogni siringa viene aperta davanti alla persona trattata e il lotto viene registrato in cartella: è una tracciabilità che la normativa sui dispositivi medici richiede e che tutela entrambe le parti.

Una raccomandazione di metodo: diffidare dei filler proposti a prezzi sensibilmente inferiori al mercato. Il prodotto rappresenta la voce principale del costo di una seduta, e un prezzo anomalo si ottiene in un solo modo: con un prodotto di provenienza non tracciabile, non registrato come dispositivo medico o diluito — vale a dire con un rischio che nessun risparmio giustifica.

14La scelta del tuo medico

L’iniezione di filler è un atto medico a tutti gli effetti: lo è per legge, e lo è — come si è visto a proposito dell’occlusione vascolare — per sostanza. Prima di affidare il tuo volto a qualcuno, verifica sempre che si tratti di un medico: la laurea in medicina e chirurgia e l’iscrizione all’ordine sono consultabili pubblicamente sul portale FNOMCeO, e la verifica richiede due minuti. Diffida degli “operatori estetici”, dei centri che propongono iniettabili senza un medico presente e di chiunque non sappia rispondere con precisione a tre domande: quale prodotto usa, perché proprio quello in quella zona, e cosa fa se qualcosa va storto.

Una visita informativa non impegna a nulla: serve a capire se l’indicazione esiste, se il filler è davvero la risposta giusta al tuo caso — non sempre lo è — e quali aspettative sono realistiche. Tutto il resto viene dopo.

15Domande frequenti sui filler

Quanto dura l'effetto di un filler?

Dipende dal distretto e dalla reologia del prodotto: 6-12 mesi per le labbra, che sono la zona più mobile del volto, e 9-18 mesi per zigomo, mento e linea mandibolare. Il riassorbimento è graduale: il volto non "crolla", ma torna lentamente verso la condizione di partenza.

La seduta è dolorosa?

Il fastidio è generalmente contenuto: prima della seduta viene applicata una crema anestetica per 15-20 minuti e la maggior parte dei filler moderni contiene lidocaina, un anestetico locale che agisce durante l'iniezione stessa. Le zone più sensibili restano le labbra e l'area periorale.

Se il risultato non mi piace, si può sciogliere?

Sì, ed è il grande vantaggio dell'acido ialuronico: la ialuronidasi, un enzima iniettabile, degrada il prodotto in 24-48 ore. È l'unico filler dotato di un vero "antidoto", ed è il motivo per cui il dott. Valente non utilizza filler permanenti o semipermanenti per nessun motivo.

Quando si vede il risultato?

Il risultato è apprezzabile già al termine della seduta, ma va giudicato ad assestamento avvenuto, cioè a circa 2 settimane, quando l'edema si è riassorbito e il prodotto si è integrato nei tessuti; è a quella distanza che si valuta l'eventuale integrazione.

Che differenza c'è tra filler e botulino?

Agiscono su bersagli diversi: il filler riempie, cioè ripristina volumi e corregge solchi dovuti alla perdita di tessuto; la tossina botulinica rilassa i muscoli mimici, attenuando le rughe di espressione della parte superiore del volto. Spesso sono complementari, mai intercambiabili.

Il filler può farlo un'estetista?

No. L'iniezione di filler è un atto medico: richiede la conoscenza anatomica delle zone vascolari a rischio e la capacità di riconoscere e trattare immediatamente le complicanze, in primo luogo l'occlusione vascolare con ialuronidasi ad alte dosi. Prima del trattamento è doveroso verificare che l'iniettore sia un medico iscritto all'ordine, consultabile sul portale FNOMCeO.

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Fonti e riferimenti — 5 riferimenti
  1. Beleznay K. et al. Update on Avoiding and Treating Blindness From Fillers: A Recent Review of the World Literature. Aesthetic Surgery Journal. PubMed
  2. Agenzia Italiana del Farmaco. Banca dati farmaci — riassunti delle caratteristiche del prodotto. agenziafarmaco.gov.it
  3. International Society of Aesthetic Plastic Surgery. ISAPS Global Survey on Aesthetic/Cosmetic Procedures. isaps.org
  4. Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica (SICPRE). Informazioni per il paziente. sicpre.it
  5. Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri. Codice di Deontologia Medica, art. 56 — Pubblicità informativa sanitaria. fnomceo.it

I dati quantitativi riportati in questa pagina rimandano alla letteratura indicata. Il criterio di selezione delle fonti è descritto nel metodo editoriale.

Dott. Domenico Valente
Chi ha scritto e revisionato questa pagina

Dott. Domenico Valente

Medico chirurgo · Specialista in Chirurgia Maxillo-Facciale (AOU Careggi, Firenze) · Iscritto all'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Cosenza, n. 7368

Si è specializzato in chirurgia maxillo-facciale a Careggi, dove ha maturato esperienza nella traumatologia facciale e nella chirurgia ricostruttiva dei mascellari. Da quella formazione deriva l'approccio che porta nella chirurgia estetica: la conoscenza dello scheletro facciale e dei piani anatomici come condizione di precisione e di sicurezza. Riceve a Firenze, Cosenza ed Empoli.

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