01Cosa sono i filler
I filler (dall’inglese to fill, riempire) sono dispositivi medici iniettabili a base di acido ialuronico, una molecola fisiologicamente presente nel derma di ognuno di noi, dove svolge una funzione di sostegno e di idratazione grazie a una proprietà notevole: la capacità di legare acqua fino a 1.000 volte il proprio peso. Con l’età la quota di acido ialuronico cutaneo si riduce progressivamente, e a questa riduzione si sommano il riassorbimento del grasso profondo del volto e il rimodellamento delle basi ossee: il risultato è la perdita di volume nei punti di proiezione (zigomi, labbra, mento) e la comparsa di solchi e depressioni.
Il filler interviene esattamente su questo meccanismo: ripristina i volumi dove sono stati persi, corregge i solchi e, nelle formulazioni più fluide, migliora l’idratazione e la qualità della pelle. Va chiarito subito un punto che condiziona tutto il resto: i filler di acido ialuronico sono riassorbibili, con una durata dell’effetto compresa tra 6 e 18 mesi a seconda del prodotto e della zona trattata. Non si tratta di un difetto, ma di una garanzia: un materiale che l’organismo degrada fisiologicamente è un materiale che non rimane a creare problemi a distanza di anni.
02Acido ialuronico: perché è lo standard
Tra i molti materiali iniettabili proposti negli ultimi decenni, l’acido ialuronico si è affermato come standard internazionale per tre ragioni precise. È biocompatibile: essendo una molecola già presente nei tessuti, non richiede test allergici preliminari e le reazioni immunitarie sono rare. È riassorbibile: viene degradato fisiologicamente dall’organismo in 6-18 mesi, senza lasciare residui. Ed è, punto dirimente, reversibile: esiste un vero e proprio “antidoto”, la ialuronidasi, un enzima iniettabile che scioglie l’acido ialuronico in 24-48 ore. Nessun altro filler possiede questa via d’uscita: in caso di risultato non gradito, di irregolarità o di complicanza, il prodotto può essere rimosso senza chirurgia.
Su questo punto la posizione del dott. Valente è netta. I filler permanenti e semipermanenti (siliconi liquidi, polimeri sintetici iniettabili) hanno prodotto nella storia della medicina estetica granulomi (reazioni infiammatorie croniche con formazione di noduli) comparsi anche a distanza di 10-15 anni dall’iniezione, quando ormai il materiale è migrato e la sua rimozione chirurgica risulta difficile e mutilante; per questo motivo il dott. Valente non li utilizza per nessun motivo, e raccomanda di diffidare di chiunque li proponga ancora, con qualunque denominazione commerciale vengano presentati.
03La reologia: non tutti i filler sono uguali
Parlare di “filler” al singolare è impreciso quanto parlare di “farmaco” al singolare: sotto lo stesso nome convivono prodotti profondamente diversi, e la disciplina che ne descrive le differenze si chiama reologia, cioè lo studio di come un materiale si deforma e scorre. Due parametri, in particolare, guidano la scelta del prodotto. Il primo è il G’ (si legge “G primo”), che misura la “durezza” del gel, vale a dire la sua capacità di proiezione: un filler ad alto G’ solleva e sostiene i tessuti, resistendo alla compressione. Il secondo è la coesività, cioè la tendenza del gel a rimanere compatto invece di frammentarsi e diffondere nei tessuti circostanti.
Da queste proprietà derivano indicazioni precise: per lo zigomo e la linea mandibolare, dove serve proiezione su un piano profondo, si impiegano prodotti volumizzanti ad alto G’; per le labbra, che sono mobili e devono restare morbide al tatto e al bacio, prodotti a G’ basso e alta elasticità; per l’idratazione superficiale della pelle (i cosiddetti skinbooster), gel fluidi e poco reticolati che non danno volume ma trattengono acqua nel derma. L’errore più comune in medicina estetica non è il prodotto sbagliato, ma il prodotto giusto nel posto sbagliato: un volumizzante iniettato nelle labbra le rende dure e innaturali, un gel morbido iniettato sullo zigomo semplicemente non proietta. La conoscenza della reologia è ciò che separa il piano di trattamento dalla siringa generica.
04I distretti trattati
Le zone del volto che trovano indicazione al trattamento con filler sono numerose, ognuna con criteri, prodotti e cautele propri:
- solchi naso-genieni: i solchi che scendono dalle ali del naso agli angoli della bocca sono spesso il primo motivo di richiesta; va però chiarito che nella maggior parte dei casi il solco è la conseguenza della perdita di volume del terzo medio, non la causa del problema: riempire soltanto il solco, ignorando lo zigomo, produce correzioni parziali e volti “pesanti”;
- zigomi e terzo medio: il ripristino della proiezione zigomatica con prodotti volumizzanti su piano profondo restituisce al volto il suo punto di luce naturale e, indirettamente, attenua solchi e occhiaie; è spesso il primo distretto da trattare in un piano ben costruito;
- labbra: il trattamento più richiesto e il più frainteso. Il criterio guida è la proporzione naturale (il labbro superiore rappresenta circa 1/3 del volume totale e l’inferiore i restanti 2/3) e l’obiettivo è la definizione del contorno e una morbida idratazione, mai il labbro “a canotto”, che il dott. Valente considera un risultato sbagliato a prescindere dal gusto della paziente, perché sovverte le proporzioni anatomiche e invecchia il volto invece di ringiovanirlo;
- mento e linea mandibolare: la definizione del profilo mandibolare e la proiezione del mento rispondono bene ai filler ad alto G’. Qui, però, la formazione maxillo-facciale del dott. Valente impone una precisazione dovuta: quando la retrusione del mento è di natura scheletrica (cioè dipende dalla posizione della mandibola e non dai tessuti molli) il filler è un camouflage, un mascheramento parziale e temporaneo, e la paziente ha il diritto di saperlo; in questi casi la correzione definitiva appartiene alla chirurgia ortognatica, e la visita serve esattamente a distinguere i due scenari;
- occhiaie e tear trough (il solco lacrimale, la depressione tra palpebra inferiore e guancia): distretto trattabile ma delicato, con pelle sottilissima e tendenza all’edema; richiede prodotti dedicati a bassa igroscopicità, quantità minime e, nella pratica del dott. Valente, un supplemento di prudenza nella selezione delle pazienti, perché non tutte le occhiaie sono da filler;
- naso (rinofiller): la correzione non chirurgica di piccoli difetti del dorso merita un discorso a sé, per indicazioni e per rischi vascolari specifici; se ne parla in dettaglio nell’articolo rinoplastica o rinofiller.
05Sei un buon candidato al trattamento con filler?
Il filler ripristina volumi e sostiene strutture: non tende la pelle e non sostituisce la chirurgia. Distinguere una perdita di volume da una discesa dei tessuti è la valutazione che decide se il trattamento è indicato.
L’indicazione esiste quando
- esiste una perdita di volume oggettivabile: zigomo appiattito, tempie svuotate, solchi accentuati, mento retruso;
- si è in buona salute, senza infezioni cutanee attive nella sede da trattare;
- si comprende che il risultato è temporaneo, con una durata tra sei e diciotto mesi secondo il prodotto e la sede;
- si accetta un progetto per fasi: si ripristina prima la struttura profonda, poi eventualmente la superficie;
- si apprezza il fatto che il trattamento sia reversibile con la ialuronidasi, cosa che la chirurgia non è;
- si desidera un risultato proporzionato, che nessuno riconduca a un trattamento.
Il trattamento va rimandato o sconsigliato quando
- il problema reale è la discesa dei tessuti: riempire un volto che è sceso lo appesantisce, non lo solleva;
- si è in gravidanza o allattamento;
- sono presenti infezioni cutanee o dentali attive, o malattie autoimmuni in fase attiva;
- esiste una storia di reazioni a precedenti trattamenti iniettivi;
- sono stati impiantati in passato filler permanenti o semipermanenti, che complicano ogni trattamento successivo e vanno valutati con attenzione;
- si chiede un riempimento eccessivo: è la richiesta che produce i volti innaturali di cui poi si chiede la correzione, ed è la ragione per cui viene declinata.
Una precisazione sulla sicurezza: il naso e la regione glabellare sono le sedi a maggior rischio di complicanza vascolare. In quelle aree il trattamento richiede un’esperienza specifica e la disponibilità immediata di ialuronidasi, non semplice buona volontà.
06La visita e il piano di trattamento
La visita per un trattamento con filler non parte dal “difetto” indicato allo specchio, ma dall’analisi del volto nel suo insieme: proporzioni tra i terzi facciali, proiezione delle basi ossee, qualità della pelle, mimica. È un passaggio tutt’altro che formale, poiché — come si è visto per i solchi naso-genieni — il punto in cui il volto “chiede” volume raramente coincide con il punto in cui la paziente percepisce il problema; trattare il sintomo ignorando la causa produce i volti riempiti e inespressivi che hanno dato al filler una cattiva fama immeritata.
Segue l’anamnesi, cioè la raccolta della storia clinica, con particolare attenzione alle controindicazioni: la gravidanza e l’allattamento, le malattie autoimmuni in fase attiva e le infezioni in sede di trattamento (herpes labiale in fase acuta, acne pustolosa, dermatiti) impongono di rinviare o escludere la seduta. Vengono inoltre annotati i trattamenti precedenti — è determinante sapere se in passato sono stati iniettati prodotti non riassorbibili — e i farmaci in corso, come gli anticoagulanti, che aumentano il rischio di ecchimosi.
Ultimo punto della visita, non per importanza: le aspettative. Il filler armonizza il volto che c’è, non lo trasforma in un altro; quando la richiesta è una trasformazione, il trattamento corretto è non trattare, oppure orientare verso una valutazione chirurgica.
07La seduta
La seduta è ambulatoriale e dura 20-40 minuti a seconda del numero di distretti trattati. Il fastidio è contenuto da un doppio presidio: una crema anestetica applicata 15-20 minuti prima dell’iniezione e la lidocaina (un anestetico locale) contenuta nella quasi totalità dei filler moderni, che rende progressivamente meno avvertibili le iniezioni successive alla prima.
Il prodotto viene veicolato con ago o con microcannula, una sottile cannula a punta smussa che, invece di attraversare i tessuti tagliandoli, li scosta: da un singolo punto d’ingresso raggiunge tutta l’area da trattare, riducendo sensibilmente il rischio di ecchimosi e, soprattutto, il rischio di penetrare in un vaso sanguigno — la premessa della complicanza vascolare di cui si dirà più avanti. La scelta tra ago e cannula dipende dal distretto e dal piano di iniezione: l’ago conserva indicazioni precise dove serve un deposito puntiforme e profondo, la cannula è preferibile nelle aree estese e in quelle a maggior rischio vascolare.
Quanto alle quantità, la regola del dott. Valente è partire da 0,5-1 ml per distretto: l’acido ialuronico richiama acqua nei giorni successivi e il risultato a 2 settimane è sempre un poco più pieno di quello visibile a fine seduta. È sempre preferibile integrare a distanza di 2-4 settimane piuttosto che eccedere in un’unica seduta: togliere richiede la ialuronidasi, aggiungere richiede solo un secondo appuntamento.
08Dopo la seduta
Il decorso è rapido e compatibile con la vita normale, con alcune avvertenze precise. Nelle prime 24-72 ore è atteso un edema (gonfiore) della zona trattata, più marcato sulle labbra; possibili ecchimosi (lividi) nei punti di iniezione si risolvono in 5-7 giorni e sono mascherabili con il trucco già dal giorno successivo. Per 48 ore vanno evitati lo sport, la sauna e l’esposizione al sole — tutto ciò che aumenta la vasodilatazione e quindi il gonfiore — e sulla zona trattata non vanno eseguiti massaggi, che potrebbero dislocare il prodotto prima della sua integrazione nei tessuti.
Il risultato è apprezzabile subito, al termine della seduta, ma va giudicato ad assestamento avvenuto, cioè a circa 2 settimane: è a quella distanza che si valuta l’eventuale integrazione, non prima.
09Cosa aspettarsi, giorno per giorno
Il filler non ha una convalescenza, ma ha un assestamento: il giudizio sul risultato va rimandato di due settimane, quando l’edema iniziale si è risolto e il prodotto si è integrato.
10Quanto dura l'effetto
La durata dell’effetto dipende dal prodotto, dal distretto e dal metabolismo individuale, ma gli intervalli sono ben codificati: 6-12 mesi per le labbra, dove la continua mobilità mimica accelera la degradazione del gel, e 9-18 mesi per lo zigomo, il mento e la linea mandibolare, dove i prodotti volumizzanti su piano profondo lavorano in condizioni più stabili.
Una preoccupazione frequente merita una risposta chiara: il riassorbimento è graduale, e il volto non “crolla” alla scadenza del filler. L’acido ialuronico viene degradato lentamente, nell’arco di mesi, e il volto torna progressivamente verso la condizione di partenza — non a una condizione peggiore. Chi sceglie di non ripetere il trattamento, semplicemente, torna com’era; chi sceglie di ripeterlo scopre in genere che le quantità necessarie per il mantenimento sono inferiori a quelle della prima correzione.
11Rischi e complicanze: i numeri reali
Anche un trattamento ambulatoriale di 30 minuti comporta dei rischi, e tacerli non lo renderebbe più sicuro: renderebbe soltanto la paziente meno preparata. Le complicanze comuni sono transitorie e di scarso rilievo: le ecchimosi e l’edema dei primi giorni, di cui si è detto, e occasionalmente piccole irregolarità palpabili che si risolvono spontaneamente o con un massaggio eseguito dal medico. I noduli tardivi (reazioni infiammatorie che compaiono a settimane o mesi dal trattamento) sono rari con i prodotti moderni e rispondono nella maggior parte dei casi alla terapia medica o alla ialuronidasi.
Il capitolo serio è un altro, e va trattato con la stessa onestà riservata alle complicanze chirurgiche: l’occlusione vascolare. Se il filler viene iniettato accidentalmente all’interno di un’arteria, o la comprime dall’esterno, il flusso di sangue verso il territorio servito da quel vaso si interrompe; l’incidenza stimata in letteratura è nell’ordine di 1 caso ogni 5.000-10.000 sedute, e le conseguenze (se il quadro non viene riconosciuto e trattato) vanno dalla sofferenza cutanea con necrosi (morte del tessuto) fino, nei rarissimi casi che coinvolgono la circolazione oculare, alla compromissione della vista. I segni d’allarme sono codificati e ogni paziente dovrebbe conoscerli: un dolore sproporzionato rispetto al trattamento, un pallore improvviso della zona o una colorazione bluastra a chiazze (livedo). La gestione è una vera urgenza medica: ialuronidasi ad alte dosi, iniettata immediatamente e ripetuta finché il circolo non riprende: ed è esattamente per questo che l’enzima deve essere fisicamente presente dove si inietta il filler.
La prevenzione dell’occlusione vascolare non è affidata alla fortuna, ma all’anatomia: la glabella (la zona tra le sopracciglia), il naso e l’area periorale sono distretti attraversati da arterie che comunicano con la circolazione oftalmica, e la conoscenza precisa dei loro decorsi, dei piani sicuri e delle quantità massime per bolo è ciò che distingue il medico preparato. È anche il motivo, non negoziabile, per cui il filler è un atto medico e non un trattamento estetistico: non per una questione di categoria, ma perché solo un medico può riconoscere la complicanza e trattarla nei minuti che contano.
12Il metodo del dott. Valente
È doveroso e utile riassumere come il dott. Valente esegue questi trattamenti, con quali criteri e con quali limiti autoimposti. Il suo approccio è dichiaratamente conservativo — “poco e più volte” — nel senso che preferisce quantità iniziali contenute (0,5-1 ml per distretto) con integrazione a 2-4 settimane, piuttosto che correzioni massimali in seduta unica; impiega la microcannula in tutti i distretti in cui è possibile, riservando l’ago ai depositi profondi puntiformi; utilizza esclusivamente acido ialuronico reversibile di produttori tracciabili, escludendo per principio ogni filler permanente o semipermanente; e tiene sempre disponibile in studio la ialuronidasi, non come formalità ma come presidio d’urgenza pronto all’uso.
L’obiettivo dichiarato, coerente con tutta la sua pratica, è un volto che non mostri il trattamento: volumi ripristinati nelle giuste proporzioni, mimica conservata, e la possibilità — sempre — di tornare indietro.
13Quanto costa un trattamento con filler
Pubblicare un intervallo di prezzo è una scelta di trasparenza, non un’offerta commerciale: la normativa italiana consente l’indicazione del costo complessivo secondo criteri di veridicità, mentre vieta sconti, promozioni e formule “a partire da”. Quello che segue è quindi il costo completo, con l’indicazione di ciò che comprende — e di ciò che lo fa variare.
350 – 600 €
L’importo dipende dal prodotto impiegato e dal distretto trattato. Un progetto completo di ripristino dei volumi richiede in genere più di una siringa e viene distribuito su più sedute.
Il preventivo comprende
- Visita e piano di trattamento sul volto intero
- Il prodotto impiegato, con lotto e scadenza tracciati
- Anestesia in crema e, dove indicato, uso della microcannula
- L’esecuzione del trattamento da parte del medico
- Il controllo a quindici giorni
- La disponibilità di ialuronidasi in caso di necessità
Cosa fa variare l’importo
- La reologia del prodotto: i filler strutturali per zigomo e mento costano più di quelli superficiali
- Il numero di siringhe necessarie al progetto
- Il distretto trattato e la sua complessità anatomica
- L’eventuale associazione con altri trattamenti nella stessa seduta
Il preventivo viene consegnato in forma scritta e dettagliata al termine della visita, voce per voce: nessun importo viene aggiunto a posteriori. Ogni siringa viene aperta davanti alla persona trattata e il lotto viene registrato in cartella: è una tracciabilità che la normativa sui dispositivi medici richiede e che tutela entrambe le parti.
Una raccomandazione di metodo: diffidare dei filler proposti a prezzi sensibilmente inferiori al mercato. Il prodotto rappresenta la voce principale del costo di una seduta, e un prezzo anomalo si ottiene in un solo modo: con un prodotto di provenienza non tracciabile, non registrato come dispositivo medico o diluito — vale a dire con un rischio che nessun risparmio giustifica.
14La scelta del tuo medico
L’iniezione di filler è un atto medico a tutti gli effetti: lo è per legge, e lo è — come si è visto a proposito dell’occlusione vascolare — per sostanza. Prima di affidare il tuo volto a qualcuno, verifica sempre che si tratti di un medico: la laurea in medicina e chirurgia e l’iscrizione all’ordine sono consultabili pubblicamente sul portale FNOMCeO, e la verifica richiede due minuti. Diffida degli “operatori estetici”, dei centri che propongono iniettabili senza un medico presente e di chiunque non sappia rispondere con precisione a tre domande: quale prodotto usa, perché proprio quello in quella zona, e cosa fa se qualcosa va storto.
Una visita informativa non impegna a nulla: serve a capire se l’indicazione esiste, se il filler è davvero la risposta giusta al tuo caso — non sempre lo è — e quali aspettative sono realistiche. Tutto il resto viene dopo.
15Domande frequenti sui filler
Quanto dura l'effetto di un filler?
Dipende dal distretto e dalla reologia del prodotto: 6-12 mesi per le labbra, che sono la zona più mobile del volto, e 9-18 mesi per zigomo, mento e linea mandibolare. Il riassorbimento è graduale: il volto non "crolla", ma torna lentamente verso la condizione di partenza.
La seduta è dolorosa?
Il fastidio è generalmente contenuto: prima della seduta viene applicata una crema anestetica per 15-20 minuti e la maggior parte dei filler moderni contiene lidocaina, un anestetico locale che agisce durante l'iniezione stessa. Le zone più sensibili restano le labbra e l'area periorale.
Se il risultato non mi piace, si può sciogliere?
Sì, ed è il grande vantaggio dell'acido ialuronico: la ialuronidasi, un enzima iniettabile, degrada il prodotto in 24-48 ore. È l'unico filler dotato di un vero "antidoto", ed è il motivo per cui il dott. Valente non utilizza filler permanenti o semipermanenti per nessun motivo.
Quando si vede il risultato?
Il risultato è apprezzabile già al termine della seduta, ma va giudicato ad assestamento avvenuto, cioè a circa 2 settimane, quando l'edema si è riassorbito e il prodotto si è integrato nei tessuti; è a quella distanza che si valuta l'eventuale integrazione.
Che differenza c'è tra filler e botulino?
Agiscono su bersagli diversi: il filler riempie, cioè ripristina volumi e corregge solchi dovuti alla perdita di tessuto; la tossina botulinica rilassa i muscoli mimici, attenuando le rughe di espressione della parte superiore del volto. Spesso sono complementari, mai intercambiabili.
Il filler può farlo un'estetista?
No. L'iniezione di filler è un atto medico: richiede la conoscenza anatomica delle zone vascolari a rischio e la capacità di riconoscere e trattare immediatamente le complicanze, in primo luogo l'occlusione vascolare con ialuronidasi ad alte dosi. Prima del trattamento è doveroso verificare che l'iniettore sia un medico iscritto all'ordine, consultabile sul portale FNOMCeO.
Vuole capire se filler con acido ialuronico è indicato nel suo caso?
Compili i campi qui sotto: la segreteria richiama entro 24 ore lavorative per fissare la visita. Nessun dato clinico è richiesto in questa fase.
16Potrebbe interessare anche
Fonti e riferimenti — 5 riferimenti
- Beleznay K. et al. Update on Avoiding and Treating Blindness From Fillers: A Recent Review of the World Literature. Aesthetic Surgery Journal. PubMed
- Agenzia Italiana del Farmaco. Banca dati farmaci — riassunti delle caratteristiche del prodotto. agenziafarmaco.gov.it
- International Society of Aesthetic Plastic Surgery. ISAPS Global Survey on Aesthetic/Cosmetic Procedures. isaps.org
- Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica (SICPRE). Informazioni per il paziente. sicpre.it
- Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri. Codice di Deontologia Medica, art. 56 — Pubblicità informativa sanitaria. fnomceo.it
I dati quantitativi riportati in questa pagina rimandano alla letteratura indicata. Il criterio di selezione delle fonti è descritto nel metodo editoriale.
Iscrizione albo verificabile sul portale FNOMCeO Contenuto redatto secondo l'art. 56 del Codice di Deontologia Medica Nessuna immagine prima/dopo, come prevede la normativa italiana
