Chirurgia estetica del corpo

Mastoplastica additiva: l'aumento del seno spiegato per intero

La mastoplastica additiva è l'intervento di chirurgia estetica che consiste nell'aumento di volume del seno mediante l'inserimento di protesi mammarie; rappresenta uno degli interventi più eseguiti non solo nel mondo ma anche in Italia, con circa 51.000 protesi inserite ogni anno. Questa pagina descrive l'intervento così come viene spiegato in visita: vie d'accesso, piani di posizionamento, protesi, decorso, complicanze con le relative percentuali e le scelte (protesi, piano di posizionamento, via d'accesso) che decidono il risultato a distanza di anni.

Durata40–50 minuti
AnestesiaGenerale
DegenzaDay-surgery / 1 notte
MedicazioneRimossa a 10–12 giorni
Ritorno al lavoro5–7 giorni
Ripresa sociale10–12 giorni
Costo7.500–10.000 €

01In cosa consiste la mastoplastica additiva

La mastoplastica additiva è un intervento di chirurgia estetica che consiste nell’aumento di volume e nel miglioramento della forma del seno mediante l’inserimento di protesi mammarie, dispositivi medici di classe III riempiti di gel di silicone coesivo; l’obiettivo non è semplicemente un seno più grande, ma un seno proporzionato al torace e ai fianchi della paziente, con quadranti superiori pieni e un décolleté armonioso.

Si tratta dell’intervento di chirurgia estetica più richiesto al mondo: i dati ASPS (American Society of Plastic Surgeons) lo collocano stabilmente al primo posto, e in Italia si stima l’inserimento di circa 51.000 protesi mammarie ogni anno. Numeri di questa portata hanno un vantaggio concreto per la paziente: le tecniche sono codificate, i materiali studiati da decenni e le complicanze note e quantificabili — condizione indispensabile per decidere con cognizione di causa.

02Quando è indicata

L’indicazione principale è l’ipoplasia mammaria, vale a dire lo scarso sviluppo della ghiandola mammaria; quando lo sviluppo è del tutto assente si parla invece di amastia. Si tratta di condizioni che possono arrecare non poco disagio da un punto di vista estetico e psicologico, poiché la donna si sente privata di una delle sue parti più femminili, con ripercussioni sull’autostima e, nei casi più marcati, anche sulla vita di relazione. Questa motivazione è legittima e seria, e come tale viene trattata in visita.

Accanto all’ipoplasia, l’intervento trova indicazione in altre tre situazioni ricorrenti:

  • lo svuotamento ghiandolare post-gravidanza o post-allattamento, in cui il volume perso lascia una mammella “svuotata” nei quadranti superiori pur in presenza di pelle sufficiente;
  • l’asimmetria mammaria, quando la differenza di volume tra le due mammelle è tale da creare disagio o difficoltà pratiche;
  • il dimagrimento importante, con perdita di volume conseguente alle variazioni ponderali (peso corporeo).

Quando allo svuotamento si associa una discesa della ghiandola (ptosi mammaria), la sola protesi può non essere sufficiente e occorre valutare la combinazione con una mastopessi, cioè il sollevamento del seno; questa valutazione viene fatta in visita con misurazioni precise della distanza giugulo-capezzolo e del rapporto tra complesso areola capezzolo e solco sottomammario.

03Sei una buona candidata alla mastoplastica additiva?

L’aumento del seno è un intervento con un’altissima soddisfazione a distanza, ma solo quando l’indicazione è corretta e le aspettative sono state costruite in visita, non su un’immagine.

L’indicazione esiste quando

  • lo sviluppo mammario è completo e stabile da almeno un anno; l’età minima consigliata è 18 anni;
  • il volume è oggettivamente ridotto, oppure si è verificato uno svuotamento dopo gravidanza, allattamento o dimagrimento;
  • esiste un’asimmetria che si desidera correggere, condizione più frequente di quanto si creda;
  • il peso è stabile: variazioni importanti successive modificano il risultato;
  • si comprende che la protesi è un dispositivo medico con una durata, non un impianto per sempre;
  • si accetta di sottoporsi ai controlli periodici raccomandati, ecografia o risonanza secondo protocollo.

Il trattamento va rimandato o sconsigliato quando

  • si è in gravidanza o allattamento, o si programma una gravidanza a breve;
  • il seno è cadente in modo marcato: la sola protesi non solleva, e l’indicazione corretta è una mastopessi, eventualmente associata;
  • esistono lesioni mammarie in corso di accertamento: prima si completa l’iter diagnostico;
  • sono presenti infezioni attive, patologie autoimmuni scompensate o terapie che compromettono la guarigione;
  • la richiesta nasce da una pressione esterna o dall’idea che l’intervento risolverà un problema di coppia o di lavoro;
  • si desidera un volume sproporzionato rispetto al torace: il risultato sarebbe instabile nel tempo e i tessuti ne pagherebbero il prezzo.

Sulla proporzione la discussione in visita è franca: una protesi troppo grande per la base toracica non è una scelta estetica ma un problema meccanico differito di qualche anno.

04Le vie d'accesso: dove passa la protesi

Le vie d’accesso per inserire le protesi nella mastoplastica additiva sono quattro e ognuna ha vantaggi e svantaggi ben precisi:

  • accesso dal solco sottomammario (conosciuto anche come solco inframammario): un’incisione di 4-5 cm nella piega naturale sotto il seno. Garantisce la miglior visibilità operatoria, consente di allestire la tasca mammaria con precisione e rapidità e — vantaggio non trascurabile — non richiede alcuna manipolazione della ghiandola mammaria, che non viene tagliata per nessun motivo, con conseguente riduzione del rischio di infezione e di contrattura capsulare;
  • accesso periareolare: l’incisione segue il margine inferiore dell’areola. È proponibile solo con un diametro areolare superiore a 3 cm; la cicatrice, per quanto sottile, si colloca in una sede visibile nell’intimità, e la via attraversa la ghiandola, “violando” il complesso areola capezzolo con un rischio maggiore di alterazioni della sensibilità;
  • accesso ascellare: l’idea di nascondere la cicatrice in una sede tanto distante dalla ghiandola mammaria affascina sia il chirurgo che la paziente, ma si scontra di fatto con la realtà: lunga curva di apprendimento, necessità di strumentazione endoscopica dedicata e rischio concreto di protesi posizionate troppo in alto;
  • accesso ombelicale: fenomeno essenzialmente americano, non applicabile in Europa con le moderne protesi in gel coesivo, che non possono essere “srotolate” attraverso un tragitto così lungo.
La scelta del dott. Valente

Il dott. Valente predilige l’accesso dal solco sottomammario, che nelle sue mani permette di eseguire l’intervento in 40-50 minuti con buona visibilità e massima precisione nell’allestimento della tasca. Un dettaglio a cui tiene particolarmente: la cicatrice non viene posizionata nel solco, ma 0,5-1 cm al di sopra di esso, in modo che d’estate — con il bikini o con le braccia alzate — non risulti visibile. Sono attenzioni di vita reale, prima ancora che tecniche.

05I piani di posizionamento: dove alloggia la protesi

La protesi può essere alloggiata su piani anatomici diversi, e questa scelta condiziona la naturalezza e la durata del risultato più di qualunque altra variabile. I tre piani principali sono il sottoghiandolare, il retromuscolare e il dual plane, con delle differenze fondamentali.

Posizionamento sottoghiandolare

La protesi viene inserita tra la ghiandola mammaria e il muscolo gran pettorale. È il piano tecnicamente più semplice, ma richiede un parenchima mammario (il tessuto della ghiandola) ben rappresentato: per convenzione si richiede un pinch test superiore a 2 cm, cioè uno spessore di tessuto pizzicabile nei quadranti superiori di almeno 2 cm. La gran parte delle pazienti che richiedono un aumento del seno, per definizione, non possiede questa copertura; il risultato è inoltre di media durata, con possibile ritocco a distanza di anni e un rischio di contrattura capsulare più elevato (intorno al 5%).

Posizionamento retromuscolare

La protesi viene alloggiata interamente al di sotto del muscolo gran pettorale. Se il principale vantaggio risiede nella miglior copertura dell’impianto — indicazione tipica delle pazienti molto magre o molto sportive — dall’altro il principale svantaggio è rappresentato dall’animazione protesica: la contrazione del muscolo “cattura” la protesi e la sposta visibilmente. A distanza di tempo la protesi tende inoltre a risalire, generando quel doppio profilo detto “a gobba di cammello” o deformità di Snoopy, che richiede un secondo intervento chirurgico per essere corretto.

Dual plane: il doppio piano

Il termine deriva dall’inglese e significa letteralmente “doppio piano”: la porzione superiore della protesi viene coperta dal muscolo gran pettorale, mentre la porzione inferiore rimane a contatto con la ghiandola. Questa soluzione combina i vantaggi dei due piani precedenti riducendone gli svantaggi: buona copertura dei quadranti superiori (meno rippling), animazione contenuta, minor rischio di risalita e un profilo del tutto naturale, senza quello “scalino” nel quadrante superiore che dà spesso l’idea del seno rifatto.

La scelta del dott. Valente

Il dott. Valente utilizza preferenzialmente il dual plane perché, a suo parere, dà i risultati più naturali e duraturi nel tempo, senza interferenza con lo screening mammario né con l’allattamento; nelle ptosi lievi (tipo I-II) consente inoltre un effetto di sollevamento fino a 3 cm senza cicatrici aggiuntive. La percentuale di contrattura capsulare con questa tecnica si attesta intorno al 2-3%, contro il 5% circa del piano sottoghiandolare.

06La scelta delle protesi

Le protesi mammarie moderne sono dispositivi medici di classe III, riempite di gel di silicone coesivo o altamente coesivo, con superficie liscia, micro-testurizzata o testurizzata. Per forma si distinguono in rotonde, anatomiche (a goccia) ed ergonomiche o dinamiche, che assumono forma diversa in piedi e da sdraiata.

Il dott. Valente predilige le protesi rotonde di ultima generazione con gel molto morbido, oppure le ergonomiche; generalmente non impiega le anatomiche poiché, in caso di rotazione — cioè quando la protesi gira su se stessa rispetto al proprio asse maggiore — il profilo mammario si deforma visibilmente, e di questo evento è giusto avvisare la paziente. A parità di volume, sceglie protesi a base larga e non eccessivamente proiettate: la base larga riempie i quadranti mediali, avvicina le mammelle e valorizza il décolleté, che rappresenta il vero baricentro estetico del seno.

Va detto che per convenzione una taglia corrisponde a un volume di circa 150 cc; le richieste più frequenti nelle pazienti italiane si collocano su una terza piena o una quarta, e le aspettative devono essere realistiche anche in questo: il volume massimo inseribile dipende dalla larghezza della base mammaria e dall’elasticità dei tessuti, non dal desiderio. Quanto alla durata, le protesi non “scadono” a data fissa, ma la loro permanenza media è di 10-15 anni; certamente la mammella che è oggi non sarà la stessa tra 10 anni, e un controllo con eventuale valutazione di sostituzione fa parte del patto di onestà stipulato prima dell’intervento.

07La visita e la prova "dal vivo"

La visita per la mastoplastica additiva dura 45-60 minuti e comprende l’anamnesi, l’esame obiettivo con le misurazioni della mammella (base, altezza, distanza giugulo-capezzolo, pinch test — il tutto con il tipico metro da sarta), la valutazione della qualità dei tessuti e, non ultimo, delle aspettative della paziente.

Sulla simulazione del risultato il dott. Valente ha una posizione precisa: per questo intervento non utilizza la simulazione virtuale con software 3D/4D, privilegiando la “prova dal vivo” con sizer esterni (protesi di prova) e reggiseni dedicati, indossati in studio per 30-40 minuti; quando utile, i sizer possono essere portati a casa per qualche giorno. La convinzione sottostante è semplice: l’esperienza concreta del proprio corpo con il nuovo volume — davanti allo specchio, con i propri vestiti — è più affidabile di un rendering fotografico, che tende a promettere ciò che i tessuti non sempre consentono.

08L'intervento: anestesia, tempi, drenaggi e suture

L’intervento viene eseguito in anestesia generale, in struttura accreditata e con anestesista dedicato, generalmente in regime di day-surgery o con una notte di degenza. Con l’accesso dal solco sottomammario la durata è di 40-50 minuti: un tempo operatorio contenuto non è un vezzo, ma un fattore di sicurezza, poiché riduce l’esposizione dei tessuti e il rischio di contaminazione batterica della tasca.

Il ruolo dei drenaggi nella mastoplastica additiva rimane dibattuto e non vi è comportamento univoco tra i chirurghi plastici: una scuola di pensiero li impiega sistematicamente per evacuare eventuali raccolte, l’altra li considera superflui. Il dott. Valente appartiene a questa seconda linea di pensiero, nel senso che non utilizza mai i drenaggi a meno che non vi siano giustificati motivi (coagulopatie note, dubbi intraoperatori): se l’emostasi è meticolosa i drenaggi sono inutili, non prevengono i sanguinamenti veri e rappresentano un potenziale rischio infettivo, essendo una via di comunicazione tra la tasca protesica e il mondo esterno.

La chiusura avviene con suture intradermiche riassorbibili — evitando alla paziente il disagio della rimozione dei punti — protette da steri-strip; l’intervento si conclude con una fasciatura contenitiva a “criss-cross” che stabilizza le protesi nella corretta posizione.

09Il decorso post-operatorio

Il dolore post-operatorio è generalmente moderato e ben controllato dagli analgesici comuni; con il posizionamento dual plane è più avvertibile nelle prime 72 ore (tre giorni), sotto forma di senso di tensione ai quadranti superiori. Il decorso tipico prevede:

  1. primi 2-3 giorni: riposo relativo, niente sforzi con gli arti superiori; è richiesto un accompagnatore per il rientro a casa;
  2. 5-7 giorni: ripresa delle attività lavorative sedentarie;
  3. 10-12 giorni: rimozione della medicazione e prima valutazione del risultato; da qui si indossa un reggiseno contenitivo senza ferretto, giorno e notte, per 4-6 settimane;
  4. 4-6 settimane: ripresa graduale dell’attività sportiva, iniziando dagli arti inferiori;
  5. 3-6 mesi: assestamento definitivo delle protesi e ammorbidimento delle cicatrici, che raggiungono la maturazione completa in 8-12 mesi.

I controlli seguono un protocollo codificato — 15 giorni, 1, 3, 6 e 12 mesi — e sono compresi nel preventivo, parimenti alle medicazioni; in caso di dubbio o necessità la paziente è invitata a contattare il chirurgo anche al di fuori dei controlli standardizzati.

10I tempi di recupero, giorno per giorno

Il recupero dipende soprattutto dal piano in cui è alloggiata la protesi: sotto il muscolo la ripresa è più lenta e i primi giorni più impegnativi rispetto al piano sottoghiandolare.

Giorno 1
Rientro a casa in giornata o dopo una notte. Senso di tensione e peso al torace, controllato dagli analgesici. Reggiseno contenitivo da indossare giorno e notte.

Giorni 2–4
Fase più impegnativa, soprattutto con protesi sottomuscolare: i movimenti delle braccia sopra la testa sono limitati. Il dolore cala rapidamente.

Giorni 5–7
Rientro al lavoro per attività non fisicamente impegnative. Guida ripresa quando il movimento è libero e senza analgesici.

10–12 giorni
Rimozione della medicazione e primo controllo delle cicatrici. Le protesi appaiono ancora alte: è normale e previsto.

3–4 settimane
Ripresa dell’attività aerobica leggera. Il reggiseno contenitivo si porta ancora, di norma per circa un mese.

6 settimane
Via libera allo sport completo, inclusi esercizi per la parte superiore del corpo.

3 mesi
Discesa delle protesi nella posizione definitiva — il cosiddetto drop and fluff — con ammorbidimento del profilo superiore.

6–12 mesi
Maturazione delle cicatrici e risultato definitivo. È il momento in cui si valuta l’esito e si imposta il calendario dei controlli.

11Rischi e complicanze: i numeri reali

Ogni intervento chirurgico comporta dei rischi, e la mastoplastica additiva non fa eccezione; ometterli non renderebbe l’intervento più sicuro, renderebbe soltanto la paziente meno preparata. Vanno distinte le complicanze generiche, comuni a ogni chirurgia, da quelle specifiche dell’impianto protesico.

Complicanze generiche

  • ematomi (accumuli di sangue) e sieromi (accumuli di siero): complessivamente rari, si manifestano nei primi giorni; i casi significativi richiedono l’evacuazione;
  • infezione: stimata sotto l’1-2%; nei casi che non rispondono alla terapia antibiotica può rendersi necessaria la rimozione temporanea della protesi, con reimpianto dopo 3-6 mesi;
  • alterazioni della sensibilità del complesso areola capezzolo: frequenti ma quasi sempre transitorie, con recupero in 3-6 mesi; le forme permanenti sono rare e più associate alla via periareolare.

Complicanze specifiche delle protesi

  • contrattura capsulare: attorno a ogni protesi l’organismo forma fisiologicamente una capsula di tessuto connettivale; quando questa si ispessisce e si retrae comprime l’impianto, indurendo la mammella fino, nei gradi avanzati, a deformarla e a renderla dolente. La frequenza è stimata tra l’1% e il 5% — circa 2-3% con il dual plane, 5% con il sottoghiandolare — e nei gradi severi (Baker III-IV) si tratta chirurgicamente con la capsulotomia (incisioni della capsula) o la capsulectomia (rimozione dell’intera capsula), generalmente con sostituzione dell’impianto;
  • rottura protesica: il rischio è di circa l’1% a 6 anni e sale all’8% dopo 11 anni; con i gel coesivi moderni la rottura è spesso silente e viene sospettata all’ecografia (l’immagine “a tempesta di neve”) o confermata alla risonanza magnetica (il “segno a spaghetto”). La rottura accertata pone indicazione alla sostituzione, senza urgenza ma senza rinvii indefiniti;
  • rippling o wrinkling: termini anglosassoni che indicano la visibilità delle pieghe della superficie protesica attraverso la pelle, tipica dei tessuti sottili e dei piani superficiali; si previene con la scelta corretta del piano e si corregge, quando serve, con il lipofilling (innesto di grasso autologo, un vero “biofiller”);
  • malposizionamenti tardivi: risalita, dislocazione laterale o verso il basso (il cosiddetto bottoming-out); richiedono revisione chirurgica della tasca.
Una precisazione dovuta
Da alcuni anni la letteratura descrive il BIA-ALCL, un raro linfoma associato alle protesi testurizzate, con incidenza stimata nell’ordine di 1 caso ogni 3.000-30.000 impianti a seconda delle casistiche e del tipo di superficie. Il dott. Valente ne parla in ogni visita — non per allarmare, ma perché la paziente ha il diritto di saperlo — e predilige superfici lisce o micro-testurizzate, per le quali il rischio riportato è sensibilmente inferiore.

12I miti da sfatare

Attorno alla mastoplastica additiva circolano convinzioni dure a morire, che meritano risposte fondate sui dati.

  • «Le protesi causano il tumore al seno» — è uno dei tanti miti che deve essere sfatato: gli studi internazionali non mostrano alcun aumento del rischio di carcinoma mammario nelle portatrici di protesi, né una riduzione della sopravvivenza; con le protesi i noduli risultano anzi più facilmente palpabili, perché la ghiandola è sospinta in avanti. Lo screening senologico va comunque proseguito con regolarità;
  • «Il corpo può rigettare la protesi» — il termine “rigetto” è improprio: il silicone è un biomateriale altamente biocompatibile e un rigetto immunologico vero non esiste; ciò che viene chiamato rigetto è in realtà la contrattura capsulare o la conseguenza di un’infezione, condizioni ben diverse e trattabili;
  • «Con le protesi non si può allattare» — se la ghiandola e i dotti galattofori vengono conservati integralmente, come avviene con l’accesso dal solco sottomammario e il dual plane, non vi è alcuna interferenza con l’allattamento;
  • «Le protesi impediscono mammografia ed ecografia» — le protesi non interferiscono con lo screening: il radiologo, informato della loro presenza, adotta proiezioni dedicate; la risonanza magnetica resta eseguibile senza limitazioni.

13La mastoplastica additiva del dott. Valente

È doveroso e utile riassumere come il dott. Valente esegue questo intervento, con quali obiettivi e con quali risultati. La sua mastoplastica additiva tipo prevede: accesso dal solco sottomammario con cicatrice posizionata 0,5-1 cm sopra il solco; allestimento della tasca in dual plane; protesi rotonde o ergonomiche in gel coesivo morbido, a base larga e proiezione moderata, scelte in visita con la prova dal vivo; nessun drenaggio salvo giustificati motivi; suture intradermiche riassorbibili, steri-strip e fasciatura criss-cross; medicazione rimossa a 10-12 giorni.

L’obiettivo dichiarato è un seno dalla consistenza del tutto naturale, non percepibile al tatto come “rifatto”, con quadranti superiori pieni ma senza effetto “scalino”, e un décolleté valorizzato; nella sua esperienza è questo — non il volume assoluto — ciò che determina la soddisfazione della paziente a distanza di anni.

14Quanto costa una mastoplastica additiva

Pubblicare un intervallo di prezzo è una scelta di trasparenza, non un’offerta commerciale: la normativa italiana consente l’indicazione del costo complessivo secondo criteri di veridicità, mentre vieta sconti, promozioni e formule “a partire da”. Quello che segue è quindi il costo completo, con l’indicazione di ciò che comprende — e di ciò che lo fa variare.

Costo complessivo — tutto compreso

7.500 – 10.000 €
Mastoplastica additiva primaria con protesi di produttore certificato. Le sostituzioni di protesi e i casi con mastopessi associata si collocano oltre questa fascia.

Il preventivo comprende

  • Onorario dell’equipe: chirurgo, aiuto e anestesista
  • Sala operatoria e personale di sala
  • Anestesia generale
  • Le protesi, con relativo certificato e garanzia del produttore
  • Degenza in day-surgery o una notte in casa di cura
  • Reggiseno contenitivo, medicazioni e tutti i controlli

Cosa fa variare l’importo

  • Il tipo di protesi scelta: profilo, superficie, coesività del gel
  • Il piano di posizionamento e la via d’accesso
  • L’eventuale associazione con una mastopessi per correggere la ptosi
  • La necessità di correggere un’asimmetria con due protesi diverse
  • Il regime di ricovero e la durata prevista

Il preventivo viene consegnato in forma scritta e dettagliata al termine della visita, voce per voce: nessun importo viene aggiunto a posteriori. Le protesi impiantate sono accompagnate da un certificato con numero di lotto e dalla garanzia del produttore, che viene consegnato alla paziente.

Una raccomandazione di metodo: diffidare dei preventivi telefonici o “a pacchetto” formulati senza visita — il costo corretto di un intervento chirurgico può essere definito solo dopo aver esaminato i tessuti, discusso le protesi adatte e stabilito il regime di ricovero appropriato.

15La scelta del tuo chirurgo

La mastoplastica additiva è un intervento codificato, ma non per questo banale: la differenza tra un risultato naturale e duraturo e un risultato che richiede revisioni sta nella pianificazione, nella precisione dell’allestimento della tasca e nell’onestà con cui vengono poste le indicazioni. Prima di scegliere il tuo chirurgo, verifica sempre: l’iscrizione all’ordine dei medici (consultabile pubblicamente sul portale FNOMCeO), la specializzazione, l’appartenenza a società scientifiche di riferimento come AICPE e SICPRE — e diffida di chi promette risultati “garantiti”, di chi non nomina mai le complicanze e di chi ha fretta di fissare una data.

Una visita informativa non impegna a nulla: serve a capire se l’indicazione esiste, quale tecnica è adatta ai tuoi tessuti e quali aspettative sono realistiche. Tutto il resto viene dopo.

16Domande frequenti sulla mastoplastica additiva

Quanto dura l'intervento?

Con l'accesso dal solco sottomammario, 40-50 minuti in anestesia generale; il rientro a casa avviene in giornata (day-surgery) o dopo una notte di degenza, sempre con un accompagnatore.

Le protesi vanno sostituite dopo 10 anni?

Non esiste una scadenza automatica: la permanenza media è di 10-15 anni e la sostituzione si valuta sulla base dei controlli ecografici periodici e dell'eventuale comparsa di contrattura o rottura (1% a 6 anni, circa 8% a 11 anni). Ciò che è doveroso dire prima è che, nell'arco della vita, un secondo intervento è probabile.

Che taglia è realistico ottenere?

Per convenzione una taglia corrisponde a circa 150 cc. Il volume massimo inseribile dipende dalla larghezza della base mammaria e dall'elasticità dei tessuti: la prova dal vivo con i sizer serve esattamente a verificare, sul corpo reale, quale volume risulti armonioso e raggiungibile.

Si può allattare con le protesi?

Sì: con l'accesso dal solco sottomammario e il posizionamento dual plane la ghiandola e i dotti galattofori restano integri e l'allattamento non viene compromesso.

Quando si vede il risultato definitivo?

Le protesi si assestano in 3-6 mesi, man mano che i tessuti si adattano e il gonfiore si riassorbe; le cicatrici maturano completamente in 8-12 mesi, schiarendosi progressivamente.

L'intervento è doloroso?

Il dolore è moderato e ben controllato dagli analgesici comuni; con il dual plane è più avvertibile nelle prime 72 ore come senso di tensione ai quadranti superiori, poi si riduce rapidamente.

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Fonti e riferimenti — 5 riferimenti
  1. U.S. Food and Drug Administration. Breast Implants — Risks and Complications. fda.gov
  2. Gupta V. et al. Aesthetic Surgery Journal: analisi del database CosmetAssure sulle complicanze maggiori in chirurgia estetica. Aesthetic Surgery Journal
  3. International Society of Aesthetic Plastic Surgery. ISAPS Global Survey on Aesthetic/Cosmetic Procedures. isaps.org
  4. Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica (SICPRE). Informazioni per il paziente. sicpre.it
  5. Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri. Codice di Deontologia Medica, art. 56 — Pubblicità informativa sanitaria. fnomceo.it

I dati quantitativi riportati in questa pagina rimandano alla letteratura indicata. Il criterio di selezione delle fonti è descritto nel metodo editoriale.

Dott. Domenico Valente
Chi ha scritto e revisionato questa pagina

Dott. Domenico Valente

Medico chirurgo · Specialista in Chirurgia Maxillo-Facciale (AOU Careggi, Firenze) · Iscritto all'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Cosenza, n. 7368

Si è specializzato in chirurgia maxillo-facciale a Careggi, dove ha maturato esperienza nella traumatologia facciale e nella chirurgia ricostruttiva dei mascellari. Da quella formazione deriva l'approccio che porta nella chirurgia estetica: la conoscenza dello scheletro facciale e dei piani anatomici come condizione di precisione e di sicurezza. Riceve a Firenze, Cosenza ed Empoli.

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