Il lipofilling del viso è una tecnica di chirurgia rigenerativa che utilizza il grasso autologo del paziente, ricco di cellule staminali adipose (ADSC), per ridare volume al viso e migliorare l’aspetto delle cicatrici acneiche, chirurgiche e post-traumatiche. È mini-invasivo, dà un risultato naturale e ha un’azione rigenerativa sulla pelle. Le evidenze scientifiche sono incoraggianti, ma i risultati variano da persona a persona e richiedono sempre una valutazione medica.
Una cicatrice non è solo un segno sulla pelle: spesso cambia il modo in cui ci guardiamo allo specchio e in cui ci sentiamo davanti agli altri. Negli ultimi anni la medicina rigenerativa del viso ha messo a disposizione una tecnica che utilizza una risorsa che ognuno di noi ha già nel proprio corpo — il grasso — per migliorare l’aspetto delle cicatrici e ringiovanire la pelle in modo naturale.
In questa guida il Dott. Domenico Valente ci spiega, con parole semplici, che cos’è il lipofilling del viso, perché si parla tanto delle cellule staminali del tessuto adiposo e che cosa possiamo realisticamente aspettarci quando questa tecnica viene impiegata per il trattamento delle cicatrici del viso e del corpo. Vedremo anche cosa dicono davvero gli studi scientifici, senza promesse esagerate.
Cos’è il lipofilling del viso
Definizione rapida. Il lipofilling del viso (o lipostruttura) è il trapianto di grasso autologo: si preleva grasso da una zona del corpo e lo si reinietta nel viso, dopo averlo purificato, per ripristinare volumi e migliorare la qualità della pelle.
Il lipofilling — chiamato anche lipostruttura del viso, fat grafting o innesto di grasso autologo — è una procedura di chirurgia estetica mini-invasiva che consiste nel prelevare grasso da una zona del corpo in cui è in eccesso (di solito addome, fianchi o cosce) per poi reiniettarlo, dopo un’apposita lavorazione, nelle aree che hanno bisogno di volume o di rigenerazione.
Come spiega il Dott. Valente, il lipofilling facciale viene utilizzato per:
- ripristinare i volumi persi con l’invecchiamento (zigomi, tempie, contorno mandibolare, guance);
- attenuare rughe e solchi profondi;
- migliorare le occhiaie e il contorno occhi;
- correggere avvallamenti dovuti a traumi, interventi chirurgici o esiti di malattie;
- migliorare l’aspetto delle cicatrici del viso, infiltrando il grasso al di sotto della depressione cicatriziale.
Il grande vantaggio rispetto ai filler sintetici è che il materiale utilizzato è autologo, cioè proviene dallo stesso paziente: il corpo lo riconosce come proprio, riducendo al minimo il rischio di reazioni allergiche o di rigetto.
Come funzionano le cellule staminali del grasso
Definizione rapida. Il grasso contiene cellule staminali adipose (ADSC): cellule “madri” che rilasciano fattori di crescita capaci di stimolare collagene, nuovi vasi sanguigni e rigenerazione della pelle.
Qui sta il punto più interessante. Il grasso, sottolinea il Dott. Valente, non è un tessuto “inerte”: al suo interno contiene una grande quantità di cellule staminali mesenchimali di derivazione adiposa, conosciute con la sigla inglese ADSC (Adipose-Derived Stem Cells).
Le cellule staminali sono cellule “madri” capaci di trasformarsi in altri tipi di cellule e di stimolare i tessuti circostanti. Nel contesto del lipofilling, le ADSC non agiscono solo “riempiendo”: rilasciano fattori di crescita e sostanze che, secondo le conoscenze attuali, contribuiscono a:
- stimolare la formazione di nuovi piccoli vasi sanguigni (angiogenesi);
- favorire la produzione di collagene ed elastina, le proteine che danno tono ed elasticità alla pelle;
- modulare l’infiammazione e il processo di guarigione;
- riorganizzare la matrice del derma, cioè l'”impalcatura” della pelle.
È proprio questo insieme di effetti — la cosiddetta rigenerazione cutanea — che fa rientrare il lipofilling nella medicina rigenerativa e che spiega perché viene studiato come trattamento per le cicatrici.
Nanofat e SVF: le differenze
In breve. Il nanofat è grasso ultra-filtrato, senza volume, ideale per migliorare la texture della pelle. La SVF è la frazione del grasso più ricca di cellule staminali, usata per potenziare l’effetto rigenerativo.
Quando si parla di cellule staminali adipose e grasso, si incontrano spesso due termini tecnici.
SVF (Stromal Vascular Fraction, frazione vascolo-stromale). È la parte del tessuto adiposo che si ottiene processando il grasso con appositi kit o in laboratorio. È particolarmente ricca di cellule staminali e di altre cellule rigenerative, e viene impiegata per potenziare l’attecchimento del grasso e l’effetto sulle cicatrici.
Nanofat. È una forma “ultra-filtrata” ed emulsionata del grasso, ridotto a particelle microscopiche. Non aggiunge volume, ma è particolarmente indicato per migliorare la qualità e la texture della pelle: per questo è utile su cicatrici superficiali, contorno occhi, discromie e cicatrici post-acne.
La scelta tra grasso “tradizionale”, nanofat o tecniche arricchite con SVF dipende dal tipo di problema da trattare e, ricorda il Dott. Valente, va valutata caso per caso con il chirurgo.
Come si svolge l’intervento: le tre fasi
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L’intervento di lipofilling si svolge generalmente in anestesia locale con sedazione, in regime di day-surgery, senza necessità di ricovero. Si articola in tre momenti principali.
- Prelievo del grasso. Attraverso piccole micro-cannule si aspira il tessuto adiposo da una zona donatrice (addome, fianchi, cosce). Le incisioni sono minime, di pochi millimetri, e non lasciano cicatrici visibili.
- Lavorazione del grasso. Il grasso prelevato viene purificato — con centrifugazione, decantazione o filtrazione — per eliminare liquidi, anestetico e cellule danneggiate, mantenendo solo gli adipociti vitali e le cellule staminali. In alcuni protocolli si isola la frazione SVF o si prepara il nanofat.
- Reiniezione. Il grasso purificato viene infiltrato con micro-cannule sottili nelle aree da trattare, in strati e in piccole quantità, per favorire l’attecchimento e ottenere un risultato uniforme e naturale.
L’intera procedura dura mediamente da una a due ore, a seconda del numero di zone trattate.
Consiglio del Dott. Valente. Ogni cicatrice ha caratteristiche diverse — per profondità, età, sede e tipo. Una valutazione specialistica permette di capire se il lipofilling rigenerativo è indicato nel tuo caso e quale tecnica (grasso, nanofat o SVF) offre il miglior risultato. Prenota una visita →
Lipofilling per cicatrici da acne, chirurgiche e da trauma
In breve. Il lipofilling è studiato per le cicatrici da acne, post-chirurgiche, post-traumatiche, da ustione e retraenti. I pazienti riferiscono cicatrici più morbide, più uniformi nel colore e meno dolenti.
Veniamo al punto più delicato, ed è giusto affrontarlo con onestà, perché si parla di salute.
Le cicatrici che possono essere trattate con questa tecnica, spiega il Dott. Valente, comprendono:
- cicatrici da acne e cicatrici post-acne (le tipiche depressioni del viso);
- cicatrici post-chirurgiche e cicatrici post-traumatiche;
- cicatrici da ustione e cicatrici retraenti, che limitano il movimento;
- cicatrici ipertrofiche e, in casi selezionati, esiti di cheloidi.
Sul piano clinico, molti pazienti riferiscono un miglioramento della cicatrice in termini di colore più uniforme, minore rigidità, maggiore morbidezza ed elasticità, riduzione del dolore quando la cicatrice è dolente o “tira”.
Quando la cicatrice è una depressione (come nelle cicatrici acneiche atrofiche), il grasso agisce da “riempitivo naturale” che solleva l’avvallamento; in più, le cellule staminali contribuiscono a migliorare la qualità della pelle sovrastante.
Cosa dicono gli studi scientifici
In breve. Le revisioni scientifiche confermano che il lipofilling e le cellule staminali adipose migliorano la guarigione e l’aspetto delle cicatrici. Ma servono ancora ampi studi randomizzati per una prova definitiva: la tecnica è promettente, non miracolosa.
Trattandosi di un tema medico, è doveroso riportare con precisione cosa emerge dalla letteratura scientifica internazionale.
- Una revisione pubblicata sul Journal of Tissue Engineering and Regenerative Medicine (2017) descrive il lipofilling come un metodo promettente per ridurre e prevenire le cicatrici cutanee: studi clinici e su modello animale dimostrano che il grasso e le cellule staminali adipose influenzano positivamente il rimodellamento della matrice, l’angiogenesi e il controllo dell’infiammazione. Gli stessi autori segnalano però che mancano ancora studi randomizzati controllati di adeguata numerosità. (PubMed PMID 28156060)
- Una revisione sistematica degli studi clinici sull’uso di ADSC e SVF nel trattamento delle cicatrici cutanee, pubblicata sul Journal of Clinical Medicine (2021), ha analizzato decine di studi e conclude che, pur con risultati incoraggianti, non esiste ancora un “gold standard” e servono metodi ben studiati e standardizzati. (Riferimento bibliografico completo da inserire in fase redazionale.)
- Diverse revisioni sistematiche sul fat grafting nelle cicatrici da ustione indicano miglioramenti nella guarigione, nella vascolarizzazione e nelle caratteristiche della cicatrice, raccomandando comunque ulteriori studi clinici controllati ben disegnati. (PubMed PMID 26710034; PMC11025588)
- Una revisione critica sul ruolo delle cellule staminali adipose nelle cicatrici ipertrofiche e una raccolta di evidenze sull’uso del grasso autologo nei cheloidi mostrano un potenziale interessante, ancora oggetto di ricerca attiva. (PubMed PMID 34619011; PMID 28001261)
- Una recente revisione sistematica (2025) su tessuto adiposo e derivati nel trattamento di ferite, ulcere e cicatrici riporta, su centinaia di pazienti, un miglioramento della guarigione, una riduzione del dolore e un miglior aspetto estetico rispetto ai trattamenti convenzionali. (Riferimento bibliografico completo da inserire in fase redazionale.)
Il messaggio di sintesi, che il Dott. Valente tiene a sottolineare, è duplice: da un lato le evidenze sono numerose e orientate positivamente; dall’altro gran parte deriva da casi clinici e studi di piccole dimensioni, mentre mancano ancora ampi trial randomizzati. La tecnica è quindi promettente e in molti casi utile, ma non va presentata come una soluzione garantita per ogni tipo di cicatrice. Spesso il lipofilling viene integrato con altre metodiche (laser, microneedling, terapie topiche, PRP) all’interno di un percorso combinato e personalizzato.
Benefici del lipofilling rigenerativo
- Materiale autologo: il grasso viene dal paziente stesso, è biocompatibile e non comporta rischio di rigetto o reazioni allergiche.
- Doppio effetto: riempie l’avvallamento della cicatrice o del viso e, allo stesso tempo, ha un’azione rigenerativa sulla qualità della pelle.
- Risultato naturale: se eseguito con tecnica corretta, l’aspetto è morbido e armonioso, senza effetto “gonfio” o artificiale.
- Doppio beneficio estetico: la zona donatrice viene rimodellata dalla liposuzione, mentre la zona ricevente acquista volume.
- Mini-invasività: niente bisturi, solo micro-incisioni e recupero rapido.
- Stabilità nel tempo: la parte di grasso che attecchisce stabilmente rimane in modo duraturo.
Chi può sottoporsi al trattamento e quando è sconsigliato
In breve. Il candidato ideale è in buona salute, con aspettative realistiche e grasso sufficiente. Il lipofilling può essere rinviato in caso di infezioni, malattie non controllate, gravidanza o fumo.
Il candidato ideale, spiega il Dott. Valente, è una persona in buona salute generale, con aspettative realistiche e con una quantità sufficiente di tessuto adiposo nelle zone donatrici.
Il lipofilling, come ogni procedura chirurgica, può essere sconsigliato o rinviato in alcune situazioni, ad esempio in presenza di:
- infezioni cutanee attive nell’area da trattare;
- alcune malattie sistemiche non controllate o disturbi della coagulazione;
- gravidanza e allattamento;
- aspettative non realistiche;
- abitudine al fumo, che riduce l’ossigenazione dei tessuti e l’attecchimento del grasso (è consigliabile sospenderlo prima e dopo l’intervento).
Solo una visita specialistica con esame obiettivo e anamnesi completa può stabilire se il trattamento è indicato nel singolo caso.
Decorso post-operatorio: cosa aspettarsi
In breve. Dopo il lipofilling sono normali gonfiore e lividi, che si riducono in 2-3 settimane. Il recupero è rapido e l’indolenzimento si gestisce con comuni antidolorifici.
Il recupero dopo un lipofilling è in genere rapido e ben tollerato. Nei giorni successivi all’intervento è normale avere:
- gonfiore (edema) nelle zone trattate;
- lividi (ecchimosi), sia nell’area ricevente sia in quella donatrice;
- una sensazione di indolenzimento, controllabile con i comuni antidolorifici.
In genere viene consigliato l’uso di una guaina compressiva sulla zona donatrice per alcune settimane. Il gonfiore si riduce progressivamente: la maggior parte dei segni visibili scompare nell’arco di due-tre settimane e la ripresa delle normali attività è graduale.
È importante seguire con attenzione le indicazioni del chirurgo: evitare sforzi intensi nei primi giorni, non massaggiare le zone trattate se non indicato, proteggere la pelle dal sole.
Quanto dura il risultato del lipofilling
In breve. Parte del grasso si riassorbe nei primi mesi; la quota che attecchisce è permanente. Il risultato definitivo si valuta a circa sei mesi e a volte si programma una seconda seduta.
Una parte del grasso iniettato viene fisiologicamente riassorbita dall’organismo nei primi mesi: è un processo normale e prevedibile. La quota che attecchisce — grazie alla rete di vasi che si forma intorno ad essa — rimane invece stabile e duratura.
Per questo motivo:
- il risultato iniziale è visibile già dopo le prime settimane;
- il risultato definitivo si valuta a distanza di circa sei mesi;
- in alcuni casi può essere programmata una seconda seduta per ottimizzare volumi e risultato, soprattutto nel trattamento delle cicatrici.
A differenza dei filler di acido ialuronico, che si riassorbono completamente, la parte attecchita del grasso può essere considerata un riempimento permanente.
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Rischi e controindicazioni del lipofilling
Il lipofilling è considerato una procedura sicura, ma — come ricorda il Dott. Valente — come ogni atto chirurgico non è privo di rischi. È corretto conoscerli:
- gonfiore e lividi prolungati;
- attecchimento irregolare del grasso, con possibili asimmetrie che richiedono un ritocco;
- formazione di piccole cisti oleose o di noduli;
- raramente, infezioni;
- riassorbimento del grasso superiore alle attese.
La scelta di un chirurgo qualificato, con specifica esperienza in chirurgia estetica e rigenerativa del volto, e di una struttura idonea, è il fattore più importante per ridurre i rischi e ottenere un risultato sicuro e naturale.
Domande frequenti sul lipofilling del viso (FAQ)
La procedura viene eseguita in anestesia locale con sedazione, quindi durante l’intervento non si avverte dolore. Nei giorni successivi può esserci un indolenzimento lieve, gestibile con normali antidolorifici.
Dipende dal tipo, dalla profondità e dall’estensione della cicatrice. In alcuni casi è sufficiente una seduta, in altri se ne programmano due o più per ottimizzare il risultato.
No. L’obiettivo realistico è migliorare l’aspetto della cicatrice — colore, morbidezza, elasticità, volume — non farla sparire del tutto. Le aspettative vanno sempre discusse con il chirurgo.
Il filler è un materiale (spesso acido ialuronico) che si riassorbe nel tempo. Il lipofilling usa grasso del paziente, ha una quota di risultato permanente e, grazie alle cellule staminali, aggiunge un effetto rigenerativo sulla pelle.
Nella maggior parte dei casi sì: anche le persone snelle hanno depositi adiposi sufficienti per un lipofilling del viso, che richiede quantità relativamente piccole. Sarà la visita a confermarlo.
Il lipofilling autologo è una procedura consolidata in chirurgia estetica. Le tecniche che isolano e concentrano le cellule staminali sono in continua evoluzione e regolamentate: vanno eseguite in strutture idonee, nel rispetto delle normative vigenti. È bene diffidare di chi promette risultati garantiti o “miracolosi”